Porta di Pietro I - San Pietroburgo, Russia
Il progetto Italo-Russo voluto da Ministero del Commercio Internazionale e ICE, Istituto Nazionale per il Commercio Estero, per la promozione delle tecnologie italiane con la collaborazione di Assorestauro e IS.I.M. Federchimica.
Il restauro della Porta di Pietro I il Grande si inserisce nel più ampio quadro di collaborazione fra operatori russi ed aziende italiane, promosso da ICE (Istituto Nazionale per il Commercio Estero), in accordo con Assorestauro, ISIM e Federchimica. L’iniziativa scaturisce dalla convinzione del Governo della Città di San Pietroburgo e del KGHIOP (la “Soprintendenza” russa) di cogliere la giusta opportunità di una collaborazione tecnico-scientifica nel settore del restauro architettonico. L’importanza del progetto non risiede tanto nell’esecuzione dell’opera (sebbene il monumento rivesta un’importanza simbolico rilevante) ma nelle intenzioni degli operatori: quelli russi, che per la prima volta si sono affacciati ad un restauro non di rifacimento ma mosso da intenti conservativi (sebbene l’intervento non dimostri l’adesione assoluta a tali principi), e quelli italiani che hanno indirizzato le proprie energie ad esportare conoscenze e tecnologie tra le più avanzate in questo settore, svolgendo attività di formazione e seguendo direttamente l’esecuzione dei lavori in cantiere. Un programma di seminari, incontri tecnici ed attività didattiche, infatti, si sono affiancati a stage in cantiere, promuovendo la tecnologia e la cultura del restauro italiano. Materiali, attrezzature e tecnologie italiane sono state dunque trasportate a San Pietroburgo nel 2006 ed impiegate in cantiere affiancando personale qualificato italiano e russo. L’articolo che segue è tratto da “Il restauro della Porta di Pietro I” (ed. ASSORESTAURO, gennaio 2008). Nel libro, la descrizione dell’intervento eseguito sul monumento russo si interseca al racconto dell’intera esperienza di collaborazione tra Italia e Russia.
La Porta di Pietro I è un portale monumentale, giustapposto ad una delle maniche edificate che costituiscono il complesso fortificato di San Pietroburgo, titolato ai SS. Pietro e Paolo, in corrispondenza dell’accesso principale. La Porta fu realizzata tra il 1714 ed il 1718 su progetto dell’architetto italo-ticinese Domenico Trezzini ed è identificata come rimarcabile esempio della sintesi delle arti del primo barocco pietroburghese. La Porta è caratterizzata da un insieme decorativo che afferma allegoricamente l’incrollabilità della città, sotto la protezione delle forze celesti. Il pannello in legno scolpito rappresenta l’“Apostolo Pietro che abbatte dai cieli Simone il mago”, opera dello scultore Konrad Osner, e simboleggia la lotta vittoriosa di Pietro il Grande con il re di Svezia Carlo XII. Il manufatto architettonico presentava originariamente, tra il 1714 e 1730, una superficie in materiale lapideo a vista che, già negli anni immediatamente successivi alla sua costruzione, fu soggetta a progressivi interventi di intonacatura, prima in corrispondenza del cornicione, poi, dal 1730, in modo esteso su tutta la sua superficie, finché nel 1950 fu completamente rivestita con un intonaco a base di legante cementizio.
“Lo stato di conservazione”
L’aspetto della Porta di Pietro I il Grande prima dell’intervento di restauro a cura dei tecnici italiani (2006-07) era il risultato dei molteplici interventi sostitutivi del passato (riguardanti anche gli elementi decorativi) e delle ultime trasformazioni operate nel 2003 e riguardanti la rimozione dell’intonaco cementizio del 1951 da tutta la sua superficie, la rimozione delle parti in aggetto pericolanti (cornicione) e lo smontaggio di alcuni altorilievi lignei. Il manufatto originale – così come progettata da Domenico Trezzini - fu realizzato con conci di materiale lapideo di provenienza locale (le cave erano a 50 Km circa dal centro di San Pietroburgo), identificato come pietra calcarea di tipo dolomitico, di scarsa durezza e di difficile conservazione se esposto all’esterno, soprattutto in condizioni atmosferiche quali quelle locali, caratterizzate da forti e repentini sbalzi di temperatura. Dal punto di vista estetico la pietra dolomitica è caratterizzata da una differenza cromatica (alcuni litotipi di colore bianco crema, altri giallino paglierino) determinata sia dalla variazione naturale stratigrafica della pietra sia dagli interventi di reintegro eseguiti in varie epoche. Il basamento, invece, é costituito da alcuni conci realizzati in un materiale lapideo grigio più resistente e compatto (pietra dolomitica estratta alla periferia di Ivangorod). Il paramento di pietra risulta anteposto ed affrancato al retrostante paramento murario in laterizio (mattoni pieni); i due paramenti sono legati tra loro mediante l’impiego di ancore metalliche (ossia ancoraggi risalenti all’epoca del Trezzini). Alla fine del Settecento, sulla facciata fu eseguito un apparato decorativo costituito da modanature di intonaco in rilievo, colonne con capitelli, cornici, cornicioni e timpano; il cornicione principale fu realizzato con un’ossatura di sostegno costituita da elementi lignei e metallici, mentre i capitelli in pietra furono successivamente oggetto di un intervento di stuccata.
Al momento del primo sopralluogo dei tecnici italiani nel novembre 2005, il por-tale versava in un notevole stato di degrado che riguardava tutti i materiali costitutivi e che rendeva urgente un intervento complessivo e mirato sul monumento. Il materiale lapideo, che costituisce il corpo principale, presentava diffusi e profondi fenomeni di disgregazione, fessurazione e rottura, fino a determinare il distacco e la caduta di numerose parti e lo sgretolamento progressivo di quelle restanti. Il quadro di forte degrado delle pietre e di dissesto statico della struttura avevano fortemente allarmato le Istituzioni ed i tecnici russi, tanto da sollecitare l’intervento dei restauratori italiani e l’adozione di tecnologie innovative, mai applicate fino all’epoca nella città di San Pietroburgo. Egualmente compromesse erano le parti realizzate ad intonaco, sia lo strato superficiale steso sul corpo lapideo che le porzioni di maggiore spessore, costituenti cornici e modanature; queste ultime presentavano cospicue rotture, distacchi e cadute, con perdita di consistenti porzioni di materiale, tanto che molte di quelle residue sono state facilmente asportate perché pericolanti. Le cause dell’avanzato stato di degrado e dell’estrema fragilità della maggior parte del materiale lapideo in opera, naturale ed artificiale (malte a base di calce e malte a base di cemento), erano imputabili non solo a processi degenerativi naturali, accelerati dalle condizioni atmosferiche caratterizzanti il contesto territoriale, ma anche al sistema costruttivo utilizzato all’epoca della realizzazione della Porta. Allora, infatti, furono impiegati elementi metallici (uncini) per l’ancoraggio dei conci di pietra al sottostante paramento murario in mattoni rossi di laterizio ed i processi degenerativi di tali elementi (aumento di volume dovuto ai fenomeni di ossidazione, variazione dimensionale per effetto dei forti sbalzi termici) sono all’origine di molte delle fratture più gravi dei conci di pietra.
“La diagnostica”
Gli studi condotti hanno riguardato sia la conoscenza architettonica della Porta sia quella dei manufatti artistici di decoro. In particolare, si sono eseguiti: rilievi morfologici con laser scanner e fotogrammetria; indagini videoendoscopiche; indagini strutturali non distruttive; analisi chimico-fisiche-petrografiche; analisi diagnostica degli altorilievi lignei e degli altri elementi artistici; indagini stratigrafiche. Il rilievo materico del degrado ha evidenziato l’estrema fragilità della maggior parte del materiale lapideo in opera, naturale ed artificiale, imputabile sia a processi degenerativi naturali, accelerati dalle condizioni atmosferiche del territorio, sia al sistema costruttivo utilizzato all’epoca della realizzazione della Porta. Un’accurata analisi della statica e dello stato di conservazione delle strutture, attraverso uno specifico programma di calcolo, ha indicato le zone oggetto di maggiori sollecitazioni, rispettivamente in chiave a trazione e sulle due imposte a compressione, laddove è stato necessario provvedere a rinforzi strutturali con placcature sottili armate con mesh in fibre di carbonio in matrice speciale a base di legante pozzolanico. La fase diagnostica ha interessato anche gli elementi lignei presenti sulla facciata della Porta, costituiti da alcuni pregevoli altorilievi in legno scolpito, le due statue in stucco poste nelle nicchie laterali e lo stemma dell’aquila bicipite in piombo.
CARATTERIZZAZIONE DEI MATERIALI MEDIANTE CND E INDAGINI DI LABORATORIO
“Controlli non distruttivi”.
La valutazione dei parametri fondamentali dei materiali utilizzati nella costruzione della Porta attraverso l'applicazione di metodi d'indagine definiti “CND” ha consentito di analizzare lo stato di consistenza dei materiali in sito senza procurare grossi e/o gravi danni alla struttura in esame.
“Analisi in laboratorio”
Le indagini chimico fisiche e petrografiche (sezioni sottili trasversali; sezioni lucide trasversali; diffrattometria ai raggi X; porosimetria; analisi spettrofotometrica all’infrarosso; distribuzione granulometrica dell’aggregato; determinazione dei sali solubili; analisi biologica.) effettuate su campioni di materiali (pietre, malte e frammenti prelevati in sito) sono state realizzate per la caratterizzazione dei materiali lapidei naturali ed artificiali (malte, intonaci, pitture e stucchi) e l’identificazione del loro stato di degrado.
RILIEVO MORFOLOGICO CON LASER SCANNER E FOTOGRAMMETRIA
Il rilievo topografico, architettonico e fotogrammetrico relativo alla Porta è stato eseguito dai tecnici italiani con l’ausilio di strumentazione elettronica di precisione al fine di ottenere un rilievo morfologico rigoroso della struttura, delle partizioni architettoniche e dell’apparato decorativo (statue laterali, bassorilievo di coronamento) e per documentare ed archiviare lo stato dei luoghi ante-operam. I dati acquisiti, rielaborati con appositi software, hanno consentito la rappresentazione geometrica quotata dei prospetti della Porta; inoltre, dalla costruzione del modello tridimensionale è stato possibile la generazione di una realtà virtuale per la produzione di rendering architettonici fotorealistici.
ANALISI DEI MOVIMENTI E DELLE DEFORMAZIONI DELLE STRUTTURE
“Analisi statica dello stato tensionale”
La diagnostica ha previsto anche l'utilizzo di sistemi automatici di acquisizione dati per l'analisi del comportamento statico della struttura e dell’eventuale grado di dissesto della stessa sia per effetto di patologie, degradi, peso proprio e cause varie sia per azioni e sovraccarichi esterni. Nel caso specifico, il software utilizzato per l’analisi dello stato tensionale della Porta ha permesso di eseguire l’analisi statica lineare e non lineare e l’analisi dinamica (frequenze naturali, risposta armonica, risposta spettrale); la Porta è stata studiata modellando la struttura con elementi “plate/shell” di spessore variabile in funzione dei conci di pietra dolomitica. I risultati hanno suggerito, in corrispondenza della zona di chiave dell’arco (proprio al di sotto dello stemma) la posa di rinforzi strutturali con placcature sottili armate con mesh in carbonio al fine di assorbire gli sforzi di trazione ed incrementare i coefficienti di sicurezza della struttura nella zona maggiormente sollecitata (peso dello stemma e della sua ossatura: ca. 1.500 kg), vulnerabile (configurazione ad arco) e degradata (lesioni e alveoli).
INDAGINI VIDEOENDOSCOPICHE
Eseguite a diverse quote della struttura in muratura, le indagini videoendoscopiche sono state utili alla ricostruzione degli spessori del paramento esterno in pietra dolomitica, alla determinazione della geometria e ammorsamento delle pietre di fondo in mattoni pieni, alla caratterizzazione dello stato e della consistenza delle strutture investigate e, infine, alla determinazione della profondità di alterazione/corrosione degli ancoraggi metallici.
“Il restauro”
L’intervento è stato definito sulla base dei risultati della diagnosi e di criteri operativi finalizzati al massimo rispetto del bene e delle stratificazioni storiche. Le scelta di fissare i segni del tempo e, laddove necessario restituire integrità al manufatto, l’inserimento di elementi “nuovi” e di sostituzione di parti non più recuperabili sono stati pensati in un’ottica di minimo impatto visivo, di integrazione e identificabilità.
Per il consolidamento strutturale si sono realizzati sistemi di ancoraggio del rivestimento superficiale del materiale lapideo tramite inserimento di barre pultruse in fibra di carbonio e, nelle zone perimetrali (timpano, cornice superiore), rinforzi con fasciature con mesh in carbonio e malta pozzolanica ad alta resistenza. Interventi di pulitura, consolidamenti ed integrazioni sono stati eseguiti sui cornicioni, le volute, i capitelli, il basamento, il corpo superiore e in copertura. Le due statue in stucco conservate nelle nicchie della facciata della Porta avevano subito importanti interventi di rifacimento con materiali non idonei, fino a risultare deformate nell’anatomia e nella postura. Si è dunque proceduto al restauro, eliminando il guscio di gesso che le imprigionava. Sono stati infine restaurati lo stemma in piombo dell’”aquila bicipite” e gli altorilievi lignei, sia quello centrale (ancora nella sua collocazione originale) sia i tre conservati nel Museo della Fortezza (dei quali si sono collocate copie sulla Porta).
“Il consolidamento strutturale”
Le opere di consolidamento eseguite hanno riguardato il paramento lapideo al fine di garantire adeguati coefficienti di sicurezza della struttura (stato tensionale nella muratura e rinforzi delle zone maggiormente vulnerabili e sollecitate) nella ferma volontà di mantenere i segni del tempo. La collocazione di “nuovi” conci lapidei, laddove completamente perduti o in caso di conci non più recuperabili e collassati in maniera irreversibile, è avvenuta dopo uno attento studio puntuale al fine di restituire integrità strutturale e sicurezza al manufatto. Ogni intervento di sostituzione, dunque, è stato scrupolosamente limitato alle parti degradate e finalizzato alla conservazione dell’ossatura portante lapidea dell’insieme (alla quale bisognava restituire la sua originaria funzione e dignità di “faccia vista”) e di continuità dello stato tensionale (coazioni interne fra i conci lapidei e giunti di malta).
L’intervento di consolidamento eseguito con barre in fibra di carbonio si è svolto attraverso le seguenti fasi:
1) interventi provvisionali di messa in sicurezza di parti pericolanti; 2) utilizzo, durante il corso delle opere, di sistemi di controllo e di monitoraggio strutturale; 3) rimozione parziale e taglio delle parti terminali (uncini) degli antichi elementi metallici di ancoraggio deteriorati; 4) rimozione di porzioni esterne di elementi lapidei irrimediabilmente danneggiati; 5) realizzazione di perforazioni mm 14 per l’alloggiamento delle barre; 6) ripristino della porzione posteriore residua dei vecchi conci e stilatura profonda dei giunti; 7) esecuzione puntuale, in più zone del paramento murario, di iniezioni con malte consolidanti a base di calce idraulica.
Alcuni altri interventi di rinforzo strutturale si sono eseguiti con la tecnologia delle fasciature con mesh in fibra di carbonio. In particolare, tali opere sono state eseguite in corrispondenza delle zone perimetrali del manufatto quali il timpano superiore, la cornice superiore orizzontale sotto al timpano (che funge da catena del timpano e con nodi di collegamento), l’estradosso delle volute, la zona di ancoraggio dello stemma (sopra l’arco di ingresso). Il ciclo di applicazione è consistito in:
1) preparazione, regolarizzazione (tolleranze idonee), lavaggio con acqua deionizzata e pulizia del fondo lapideo; 2) ove previsto dai disegni di progetto, realizzazione di ancoraggi mediante iniezione di legante adesivo idraulico ed inserimento nel foro di barre pultruse in fibre di carbonio; 3) fasciatura delle parti perimetrali del manufatto con posa di rete di carbonio in matrice inorganica stabilizzata.
APPLICAZIONE DI BARRE IN FIBRA DI CARBONIO
Applicazione di sonde elettriche per il monitoraggio della deformazione delle barre in fibre di carbonio (rinforzo dell’arco di ingresso). SOTTO. Chiodature passanti con barre in fibre di carbonio per il sicuro ancoraggio del reintegro del ricciolo in pietra e rinforzo con un ancoraggio (posteriore) della parte lapidea a sbalzo originaria. Ripresa fotografica in corso d’opera.
FASCIATURE CON MESH DI FIBRE DI CARBONIO IN MATRICE POZZOLANICA
Localizzazione delle fasciature in fibra di carbonio e posa in opera (le frecce rosse indicano, sul prospetto, gli elementi strutturali della Porta di Pietro I, laddove sono stati progettati ed eseguiti i rinforzi). Il sistema di rinforzo consiste in un composito strutturale costituito da una rete di carbonio (mesh), che funge da rinforzo e armatura continua, inserita in una matrice inorganica, costituita da un legante idraulico pozzolanico e da additivi specifici, studiati per rendere solidale la rete al supporto in muratura e per assicurare compatibilità fra i materiali originari e quelli nuovi utilizzati nella realizzazione dell’intervento.
“Il restauro delle superfici e degli elementi architettonici”
Le modalità di intervento sulle superfici (elementi lapidei di facciata) e sugli elementi architettonici (timpano di coronamento, parte di copertura, volute, ecc., oltre agli elementi artistici presenti sulla Porta) sono state definite dai tecnici italiani in stretto accordo con i tecnici del KGHIOP in conformità a quanto emerso dalla fase diagnostica, nel rispetto dei documenti storici disponibili e delle forme
originarie in opera.
ELEMENTI LAPIDEI DI FACCIATA
Gli interventi di restauro sugli elementi lapidei hanno riguardato:
asportazione dei residui di vecchi intonaci con pulitura a secco mediante micro-sabbiatrice; pulitura da croste e depositi superficiali (polveri, efflorescenze saline), patine biologiche, macchie, mediante agenti chimici; rimozione meccanica di depositi superficiali; levigatura e riplasmatura di elementi lapidei con superfici degradate, fuori allineamento e interessate da parziali cadute; reintegro di piccole parti di conci danneggiati o sigillatura di lesioni con malte specifiche; reintegro/sostituzione di piccole porzioni di elementi lapidei mancanti con inserimento di tassello lapideo; reintegro/sostituzione di elementi mancanti mediante impiego di nuovi elementi lapidei; rimontaggio degli elementi lapidei in posizione allineata e con idonei giunti di malta di fissaggio.
CORNICIONE DEL PRIMO ORDINE
L’intervento ha previsto la rimozione dei conci lapidei e delle staffe di legno di sostegno dei precedenti cornicioni in intonaco (effettuata per piccoli cantieri successivi) con l’intento di riproporre un nuovo cornicione con disegno quanto più vicino all’originario e in materiale lapideo nel rispetto del progetto del Trezzini. Sono comunque state lasciate in opera alcune porzioni di pietra per fungere da piedritti e puntelli lapidei di contrasto durante le fasi di cantiere.
CORNICE SUPERIORE DELL’ARCO DI CORONAMENTO (TIMPANO)
Alcuni dei conci lapidei erano completamente compromessi e inadeguati a causa delle forti aggressioni meteoriche, proprie del territorio; questi sono stati dunque sostituiti con elementi speciali di reintegro, sagomati conformemente al profilo originario e, in ogni caso, sempre in pietra dolomitica di Kikerino.
Fasi di cantiere durante l’intervento di consolidamento e restauro dei conci del timpano superiore.
VOLUTE LATERALI
Ad esclusione di soli due conci, in discrete condizioni, tutti gli altri elementi in opera non erano originali. Essi, pertanto, sono stati rimossi e sostituti con reintegri in parallelepipedi di pietra dolomitica di Kikerino, sagomati e intagliati ad altorilievo.
CAPITELLI AL SECONDO ORDINE
I due capitelli in pietra di Kikerino sono stati oggetto di un intervento di rimozione degli stucchi e di pulitura delle superfici; successivamente è stata eseguita la stuccatura superficiale dei giunti tra conci in pietra ed alcuni interventi di ripristino dei letti di posa delle zone limitrofe ai capitelli con malte a base di calce idraulica naturale ed inerti di idonea colorazione e granulometria, al fine di realizzare una buona integrazione visiva tra materiale lapideo e malte di stilatura.
CORPO SUPERIORE E COPERTURA
Il corpo di fabbrica superiore, sia nella parte posteriore sia nelle due parti laterali, è stato intonacato con malte a base di calce idraulica naturale, inerti selezionati e fibre naturali, nel rispetto dello stato originale. Successivamente, le superfici sono state tinteggiate e velate con una tonalità di giallo conforme alla cromia preesistente. In copertura, sulle porzioni murarie direttamente esposte alle precipitazioni atmosferiche, il progetto ha previsto che personale tecnico specializzato russo provvedesse al posizionamento di idonee copertine in rame sagomate fissate ai paramenti murari verticali ed al nuovo tavolato in legno.
“Il restauro delle opere artistiche”
STATUE IN STUCCO
Le due statue durante i lavori di pulitura e restauro.Le due statue poste ai lati della Porta, raffiguranti la Prudenza (o Atena) e la Fortezza (o Allegoria del Coraggio o Bellona), sono state oggetto di approfondite analisi di laboratorio che ne hanno messo in luce i numerosi rifacimenti eseguiti nel passato. L’esposizione delle statue agli agenti atmosferici, le operazioni di manutenzione ordinaria (ridipinture e stesure di protettivi organici) ed importanti rifacimenti eseguiti con materiali non idonei avevano prodotto uno stato di degrado significativo del materiale originale. L’intervento di restauro eseguito ha previsto la liberazione dei manufatti (procedendo stratigraficamente) dal guscio di gesso sovrapposto nei tempi più recenti ed interventi di restauro degli originali con puntuali interventi ricostruzione plastica per una lettura puntuale dell’opera.
ALTORILIEVI LIGNEI
Il grande pannello centrale della facciata, da sempre conservato nella sua collocazione originaria sulla Porta, è stato oggetto di una blanda pulitura per conservare lo strato di vernice che lo ricopre e lo protegge, di piccoli interventi di stuccatura e microstuccatura delle fessure e delle porosità e, infine, nel trattamento delle superfici con un protettivo. Gli altri tre pannelli, invece, di più modeste
dimensioni e collocati dal 2005 all’interno del museo della Fortezza, avevano già subito un intervento di asportazione degli strati di vernice che li ricoprivano da parte dei restauratori russi; l’intervento è consistito nell’eliminazione dei residui delle vecchie puliture fino ad arrivare ad un livello di pulitura uniforme.
LO STEMMA (AQUILA BICIPITE) IN PIOMBO
In occasione dei restauri della Porta anche lo stemma dell’acquila bicipite è stato asportato dalla sua collocazione originale, smontato nelle sue parti e restaurato. L’intervento è stato eseguito quasi interamente dai restauratori russi; i tecnici italiani, infatti, hanno limitato il loro apporto in tema di finiture pittoriche dopo aver eseguito alcuni prelievi di campioni. Il trattamento della superficie è stato eseguito con l’uso di pigmenti pregnanti naturali in polvere disciolti in cera microcristallina per protezione superficiale dei metalli ad esclusione delle parti dorate.
“La formazione dei tecnici russi”
Un programma di stage in cantiere e attività didattiche in aula (a pochi metri dal cantiere) con incontri bilaterali fra operatori russi e aziende italiane ha scandito lo svolgersi dell’intero progetto di collaborazione in alternanza con la dimostrazione degli interventi.
I SEMINARI MONOTEMATICI
- rilievo scanner e fotogrammetrico;
- documentazione fotografica e stereoscopica;
- studio illuminotecnico del monumento;
- diagnostica strutturale;
- diagnostica dei lapidei naturali e artificiali;
- estrazione/lavorazione della pietra Kikerino;
- diagnostica di elementi decorativi lignei;
- metodologie di restauro conservativo;
- rinforzi strutturali con fibre di carbonio;
- pulitura dei beni artistici;
- le malte idrauliche a base di calcio;
- le pitture murali per i beni monumentali.
ATTIVITÀ DIDATTICHE IN CANTIERE
- rilievi, indagini, diagnosi e collaudi;
- pulitura delle superfici lapidee;
- consolidamento corticale e protezioni delle superfici a vista;
- malte, intonaco e pitture a base di calce;
- barriera contro l’umidità di risalita nei muri;
- sagomatura, con tornatura, e levigatura di superfici lapidee;
- consolidamenti/ancoraggi in CFRP;
- tecnologie di restauro, monitoraggi, controlli e manutenzione programmata dei beni monumentali.
“Il progetto dell’impianto di illuminazione”
Il progetto dell’impianto di illuminazione è stato concepito con l’obiettivo di ridare il giusto valore anche di notte alla Porta di Pietro I il Grande, alla sua architettura, alle sue opere d’arte ed al suo piazzale limitrofo, così da renderlo luogo di aggregazione e di vita comune anche nelle ore notturne della Fortezza. L’impianto di illuminazione preesistente era composto da pali ornamentali muniti di lanterna testapalo con vetri trasparenti in cui erano installate lampade a vapori di sodio (luce gialla e basso indice di resa cromatica) poco adatte in situazioni caratterizzate dalla presenza di neve. L’intervento di illuminazione proposto dai tecnici italiani prevede la sostituzione degli attuali vetri trasparenti delle lanterne con vetri satinati e l’installazione di lampade Mastercolour CDM da 150W, che hanno una migliore resa cromatica (superiore a 80), una temperatura di colore pari a 3000°K e un flusso luminoso inferiore a quello delle attuali lampade. Inoltre, il progetto comprende l’installazione di due proiettori compatti (VM PROOF) muniti di lampada Mastercolour CDM – PAR 70W posti su pali fuori terra posti ai lati del viale che conduce al monumento per definirne un’illuminazione d’accento e valorizzarne gli elementi architettonici.