LA DOMUS TIBERIANA AL PALATINO

  

Il grande complesso che va sotto il nome di Domus Tiberiana è uno dei più importanti del Palatino ed è costituito da una successione di costruzioni, mal collegate tra loro.
Rispetto alla configurazione originale (Tiberio), nel periodo che va da Domiziano ad Adriano (I–II sec. a. C.) vi sono state continue modifiche ed ampliamenti fino a raggiungere l’aspetto attuale (parte verso la via Nova) (figura 1).
La prima fase, relativa al periodo neroniano, è caratterizzata da una base possente costituita da una gettata di opera cementizia profilata con blocchi di travertino. La fase domizianea modifica lo schema neroniano: viene ricostruita la facciata verso il Foro, completando il nuovo fronte con una lunga loggia e trasformando la Domus in una sorta di propaggine del grande Palazzo da lui realizzato sulla sommità del colle. Adriano infine prosegue gli interventi: si costruiscono le grandi arcate che, scavalcando il clivio della Vittoria, portarono il fronte del Palazzo fin sulla Via Nova, con un risultato architettonicamente spettacolare.
In epoca successiva su questo fronte sono state costruite alcune tabernae probabilmente anche con la funzione di costituire una specie di speroni per contenere la spinta della parete che forse originariamente doveva essere interna e non di facciata (figura 2).
Il terreno di fondazione del nucleo originario è costituito da una roccia tufacea, mentre il suolo di fondazione verso il Foro Romano (via Nova) è costituito dai sedimenti limo-argillosi del Velabro, il cui corso fu deviato all’epoca della costruzione della cloaca massima.
Le strutture originarie (le cui mura hanno spessori tra 1.20 e 1.50 metri) interessavano quattro livelli (figura 1a e 1b):

1. Via Nova (23 m s.l.m.)
2. Clivio della Vittoria (33 m s.l.m., livello piano terreno)
3. livello 41 m s.l.m. (primo piano)
4. Orti Farnesiani livello 51 m.l.s. (copertura)

Gran parte delle strutture sono crollate in tempi remoti ed i resti ricoperti di terra, tanto da poter realizzare al livello superiore i giardini e le terrazze degli “Orti Farnesiani”.

 

INDAGINI ED INTERVENTI EFFETTUATI NEL PASSATO

Nel 1870 importanti lavori di scavo hanno interessato il Foro Romano e nel 1900 sono state riportare alla luce le strutture: questi scavi hanno certamente influenzato negativamente la stabilità delle strutture prospicienti il Foro.
Intorno al 1891 è stata scavata la zona a ridosso della via Nova ed in questa occasione sono stati restaurati i muretti delle tabernae ortogonali alla Via Nova.

Nel 1960 sono stati costruiti i solai laterocementizi che coprono il secondo livello sul clivo della Vittoria, mentre nel 1970 è stato messo in opera un primo sistema di tiranti metallici perpendicolari alla via Nova per collegare tra loro le varie pareti distaccate.

Dal 1985 sono state effettuate una serie di misure topografiche portate avanti per circa dieci anni.
Queste misure indicano che vi sono non solo movimenti verticali verso il basso (circa 0.2-0.4 mm /anno) con comportamento ciclico  (probabilmente di natura climatica stagionale) ma anche uno scorrimento verso il Foro in direzione Nord-Est  con valori massimi di 5 mm (1985-95).
Nella parte perimetrale della Domus verso il Foro gli strati superficiali sono stati erosi e coperti da depositi alluvionali limo-argillosi.

Nel 2000, i tiranti “rigidi” sono stati sostituiti da un sistema di nuovi tiranti (barre tipo Diwidag diam. 26 mm), ancorati con balestre in modo da avere un vincolo deformabile tale da mantenere gli sforzi sostanzialmente costanti, indipendentemente (o comunque poco influenzati) da spostamenti indotti dai movimenti del suolo non stabilizzati, oltre che dagli effetti termici (figurea3-5). Una tecnica simile è stata applicata nel sostegno delle volte del Palazzo Ducale di Genova e nelle volte della Basilica di San Francesco d’Assisi. In questo modo si è realizzato un contrasto nei confronti di movimenti differenziali prodotti da scorrimenti del suolo senza però avere la pretesa di bloccarli, evitando così pericolose concentrazioni di tensioni. Questo intervento è stato associato ad un sistema di monitoraggio in grado di prevedere evoluzioni sfavorevoli e adottare tempestive eventuali azioni correttive, come la regolazione delle tensioni nelle catene ecc.

Il monitoraggio ha fornito dati interressanti ed in particolare ha mostrato che le catene, come da progetto, subiscono variazioni cicliche moderate per gli effetti termici (dell’ordine di 300 kg/cmq). Gli spostamenti relativi misurati tra le estremità delle catene, peraltro modesti, mostrano che questi non incidono significativamente nello stato tensionale nelle catene grazie agli ancoraggi “flessibili” realizzati con il sistema delle balestre (figura 6).
Le lesioni più importanti del vasto quadro fessurativo esistente, in particolare quelle che interessano il setto di separazione tra la 5^ e la 6^ campata, risultano in movimento anche se con valori modesti.

 

DIAGNOSI: STATO DI CONSERVAZIONE, DISSESTI, DEGRADO

Lo stato di dissesto che caratterizza la zona in esame può essere schematicamente suddiviso in due categorie: la prima riguarda le problematiche che interessano l’intera struttura nella sua globalità; la seconda relativa a manifestazioni come lesioni, fessurazioni per uno schiacciamento localizzato o degrado dei materiali ecc. Questi fenomeni di carattere locale, anche se da un lato non pregiudicano il margine di sicurezza globale della struttura, dall’altro riducono la durabilità e possono rappresentare una fonte di rischio per le persone.
I dissesti oggi rilevabili sono di difficile interpretazione in relazione alle fasi storiche della costruzione, alla difformità del suolo, agli effetti degli scavi susseguitisi nel tempo, agli interventi pregressi di ricostruzione e rinforzo nonché ai terremoti che più di ogni altro evento hanno contribuito ai crolli ed ai dissesti (tra i terremoti più forti ricordiamo quelli del 434, 801, 847, 1347,1703 che hanno creato dannio rilevanti al Colosseo.
Le strutture sopravvissute ai crolli, a cui hanno contribuito anche i fenomeni di degrado e l’abbandono, sono interessate da diffuse lesioni, distacchi,  fuori piombo e degrado del materiale.
Il fronte sul Foro è oggi completamente distaccato rispetto al corpo retrostante. Le lesioni investono tutti i muri trasversali fino alla terrazza al livello degli Orti Farnesiani.
Le lesioni verticali attraversano i due piani di calpestio della Domus fino a raggiungere il livello degli Orti.
Le fondazioni della parte nord verso il Foro, come già detto, sono soggette ad un comportamento peggiore rispetto a quelle retrostanti; la presenza di strati limo-argillosi che interessano in modo più ampio le zone verso est rispetto a quelle verso ovest, anche se di discrete caratteristiche meccaniche, possono aver contribuito ai dissesti oggi rilevabili anche se tutti gli indizi lasciano pensare che sui crolli abbiano certamente giocato un ruolo essenziale i terremoti.
Il rilievo del dissesto, e delle forme di degrado che hanno interessato la Domus è sinteticamente descritto nei paragrafi seguenti.

 

Muri di spina tra Clivo della Vittoria e Via Nova
L’intera zona è caratterizzata da un accentuato quadro fessurativo, anche oggetto di monitoraggio per alcuni periodi, di complessa interpretazione (figura 7-8).
Tale quadro fessurativo è già evidente fin dall’epoca degli scavi e delle demolizioni ottocentesche in occasione delle quali furono rimosse alcune strutture cinquecentesche dei Farnese, in parte realizzate anche a ridosso delle strutture in esame, lungo la Via Nova.
Sui setti murari di spina, ortogonali al Clivo della Vittoria vi sono profonde lesioni di distacco, isolate o ramificate, che mostrano una tendenza al distaccamento tra il fronte a valle della zona in esame e quello a monte, esse sono visibili sia all’interno che all’esterno. Questo tipo di lesioni sono ben evidenti sulle basi in opera cementizia di alcuni speroni sul fronte lungo la Via Nova: in alcune zone l’ampiezza è maggiore nella parte bassa e tende a stringersi in alto.

 

Volte degli ambienti tra Clivo della Vittoria e Via Nova
Anche le volte in concrezione al primo livello sono interessate dal dissesto: buona parte di queste sono vistosamente lesionate dalle medesime fratture che interessano le murature verticali (figura 9).

 

Fronte sulla Via Nova e Tabernae
Sullo stesso fronte sono presenti tratti localizzati di opera cementizia fortemente lesionati e disgregati tanto da rendere necessari puntelli provvisori in tubi e giunti (figura 10). Il muro di confine tra le strutture del clivo della Vittoria e le tabernae sulla Via Nova è distaccato rispetto alle strutture retrostanti, inoltre presenta profonde mancanze di materiale nello spessore (figura 11).
Il fronte delle tabernae sulla Via Nova è costituito da tre livelli di muri paralleli alla Via Nova stessa scollegati tra di loro. Questi muri sono interessati da dissesti strutturali a cui hanno contribuito continue infiltrazioni di acque meteoriche.

 

Clivo della Vittoria
Lungo il corridoio basolato (clivo della Vittoria) verso est si nota alla base una lesione ampia già visibile in occasione degli scavi degli anni ’70; ultimamente essa è stata riportata alla luce confermando lo scollamento e un movimento relativo di tutto il fronte che si affaccia sulla Via Nova.
Alcuni piloni lungo il clivo della Vittoria presentano evidenti segni di schiacciamento esaltati dallo scollamento della cortina rispetto al nucleo originario con lesioni verticali (figura 12). Essendo i carichi modesti in relazione alla sezione resistente, la causa va probabilmente ricercata nei terremoti o sovraccarichi corrispondenti a cedimenti differenziali. Alcuni piloni sul clivo della Vittoria presentano invece mancanze all’imposta degli archi (figura 13).
Il tratto di volta verso est è interessato da un ampio quadro fessurativo ed è distaccato dalla parete sud.

 

Angolo nord ovest
La zona d’angolo tra la Via Nova e Via di S. Teodoro presenta lesioni diagonali ampie dovute probabilmente all’effetto dei terremoti oltre ad assestamenti del suolo che si sono prodotti nella zona (figure 14 e 15).

 

Strutture a monte del Clivo della Vittoria
Le strutture a monte del clivo della Vittoria sono interessate da un vistoso quadro fessurativo che sembra confermare la tendenza allo scollamento di tutto il fronte nord occidentale verso la via Nova e il foro: alcune lesioni infatti interessano i setti murari ortogonali al clivo della Vittoria e sono per lo più passanti ed ad andamento verticale, altre interessano archi, volte e piattabande con andamento parallelo al clivo (figura 16).

 

INTERVENTI DI RINFORZO

Aspetti generali
Gli interventi si possono dividere in globali che riguardano il comportamento d’insieme e locali che riguardano singoli elementi.
Gli interventi globali riguardano sostanzialmente la stabilità della facciata e poiché al momento non è necessario né conveniente intervenire sulle fondazioni il progetto si orienta nel ricreare una continuità strutturale e contenimento delle spinte, oltre alle azioni sismiche. Il sistema di incatenamento già in atto crea un ancoraggio abbastanza efficace nelle varie pareti parallele alla facciata anche se deve essere esteso alle strutture a monte del Clivo della Vittoria (figura 17). L’incatenamento dovrà essere completato da interventi atti a creare una monoliticità strutturale tra le varie pareti accostate (mediante iniezioni, inserimento di tiranti di collegamento ecc.).
Gli interventi di carattere locale riguardano sostanzialmente la ricostruzione delle volte al fine di alzare il piano di calpestio e risistemare la terrazza sugli Orti Farnesiani, oltre ad eliminare i vecchi solai in laterocemento.
Le volte di copertura del secondo livello verso il Clivio della Vittoria dovranno essere ricostruite coerentemente con le tecniche istruttive antiche. Un altro intervento riguarda la costruzione di alcune tabernae che hanno anche la funzione di speroni di irrigidimento.

 

Gli interventi in corso1
La prima operazione in corso riguarda la risarciture delle lesioni sulle murature di spina e sulle volte integrandole in corrispondenza delle mancanze (figura 18).
Il problema centrale del progetto attuale riguarda comunque la protezione sismica di un edificio intrinsecamente vulnerabile per le diverse quote di spiccato delle fondazioni e la disuniformità dei terreni interessati.
Il miglioramento sismico è basato sulla ricostituzione della “scatola” muraria risarcendo le lesioni, conferendo alle murature una resistenza a trazione mediante l’inserimento di alcuni incatenamenti.
Il sistema di montaggio ha mostrato una sostanziale stabilità dei fenomeni per cui è stata prevista la sostituzione delle catene esistenti, ancorate a balestre flessibili con nuovi incatenamenti in parte inseriti all’interno della muratura e quindi non visibili. Sono stati inoltre inseriti incatenamenti paralleli al fronte della Via Nova nell’ottica di realizzazione di un comportamento di insieme, annullando i fenomeni locali di ribaltamento del fronte di testata, non contrastato dalla volta che originariamente doveva coprire l’ambiente interessato dalla rampa.
La riorganizzazione del “cuore” del Complesso Tiberiano comprende anche la ricostruzione delle volte e dell’orizzontamento delle terrazze che coprono il complesso della Domus. Le nuove strutture voltate sono in pezzame di tufo allettato con malta a base di calce idraulica naturale di diverso spessore in funzione delle luci di copertura.

[di Alessandro Bozzetti]

 

NOTA 1. Gli interventi sono condotti dalla Soprintendenza Archeologica di Roma sotto la guida dell’Arch. M. G. Filetici.

 

 

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