Mercato Coperto di Ravenna

Diagnostica preliminare e analisi chimiche

  

L'intervento di restauro delle facciate esterne del Mercato Coperto di Ravenna, oltre che assicurare interventi di tutela paesaggistica finalizzati alla salvaguardia e conservazione degli aspetti peculiari del paesaggio urbano, è necessario per conservare, riqualificare e valorizzare lo storico edificio. L'intervento previsto è da ritenersi compatibile con l'ambito territoriale producendo effetti positivi sul sistema ambientale e un miglioramento della qualità urbana, la valorizzazione di spazi pubblici e, in modo indiretto, anche la rivitalizzazione della città storica.

Tra le principali cause di degrado delle facciate esterne vi è indubbiamente l’azione meccanica e di dilavamento dell’acqua meteorica in sinergia con l’effetto aerosol delle forti nebbie, tipiche di questa area geografica e dell’habitat in cui vive l’edificio. I due fenomeni, accentuati dai cicli di gelività invernale, hanno determinato nel tempo una forte degradazione delle stuccature interstiziali dei conci permettendo così all’acqua di infiltrarsi tra le parti e innescare la formazione di altre patologie di degrado.
La particolare ubicazione dell’edificio all’interno del tessuto urbano di Ravenna, con la facciata principale aperta su una piazza pubblica in cui convergono più vie e gli altri prospetti stretti in strade di media ampiezza, ha poi portato ad una differenziazione nelle manifestazioni dei singoli degradi, poiché l’azione dell’acqua è coadiuvata ed intensificata anche dalla presenza di differenti correnti d’aria che lambiscono le superfici in base al loro orientamento. In ultimo, la stessa conformazione con cui sono stati concepiti i singoli moduli delle pareti e la scelta dei materiali costituenti (pietra/cemento decorativo – laterizio – pietra/cemento decorativo), ognuno definito da caratteristiche fisiche e chimiche proprie, ha determinato la delineazione geometrica con cui si presentano oggi le diverse voci di degrado. Tali considerazioni sono avvalorate anche dalle indagini diagnostiche effettuate in situ.
Antecedentemente al progetto di restauro è stata eseguita un'attenta e dettagliata campagna diagnostica al fine di individuare i degradi e le vulnerabilità che possono compromettere la corretta funzionalità dell'edificio e per permettere l’adeguata stesura del progetto di restauro.
L'analisi delle facciate ha portato in luce la presenza di diverse e caratteristiche morfologie di degrado:
- patina biologica; forte deposito superficiale; alterazione cromatica; crosta nera; efflorescenze; erosioni, scagliatura, tracce di ossidazione ferrosa; fratturazione/fessurazione; incrostazioni; mancanza; ridipintura; degrado antropico (graffiti); perdita della stilatura tra mattoni e conci.

A seguito dell' individuazione dei degradi sono state effettuate, dal Dott. Roberto Mambelli, indagini chimico-fisiche su cinque campioni di materiali prelevati dalle facciate esterne: pietra d'Istria, crosta nera, stuccatura, mattone, basamento delle paraste. Su tali elementi sono state effettuate osservazioni allo stereomicroscopio e microscopio elettronico, difrattogramma a raggi X, analisi SEM-EDS al microscopio elettronico, misura dell'assorbimento d'acqua a bassa pressione.
Anche i prospetti interni sono stati soggetti ad un’indagine stratigrafica con l'obiettivo di individuare le cromie originali, le tipologie materiche e la restituzione dei processi di costruzione che hanno interessato pareti, soffitti, strutture metalliche (pilastri, capitelli, tralicci) e serramenti metallici.
L'intervento di restauro racchiude i caratteri di un intervento di recupero manutentivo–conservativo: le superfici oggetto di intervento hanno subito nel tempo diversi processi di degrado, pertanto la scelta delle fasi e delle modalità di intervento, la loro cronologia ed i materiali che saranno utilizzati, tengono in considerazione le problematiche ambientali alle quali continueranno ad essere sottoposti i materiali e la tipologia dell’elemento architettonico in oggetto, con lo scopo di migliorarne la conservazione futura.

[di Elisabetta Pizzari, Anna Claudia Cicognani]

 

  

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