PALAZZO PALLAVICINI, BOLOGNA

Apparati decorativi al Piano nobile
Palazzo Pallavicini BolognaPalazzo Pallavicini BolognaPalazzo Pallavicini BolognaPalazzo Pallavicini BolognaPalazzo Pallavicini BolognaPalazzo Pallavicini BolognaPalazzo Pallavicini BolognaPalazzo Pallavicini BolognaPalazzo Pallavicini Bologna

  

Il Palazzo Pallavicini, situato nel centro di Bologna, è un complesso architettonico articolato che si sviluppa tra le vie de’ Coltellini e San Felice. L’attuale configurazione architettonica del Palazzo è il risultato di una serie di successivi interventi di edificazione e modifica sia della struttura dell’edificio sia degli apparati decorativi interni.
Sul fronte di via San Felice è possibile individuare tre distinti corpi di fabbrica inglobati nell’attuale facciata da Alessandro Amadesi nel 1788. A partire da questa data ad Alessandro Amadesi, oltre agli interventi in facciata, si devono anche una serie di modifiche dell’interno tra le quali anche gli appartamenti di parata su via San Felice con la ricca ornamentazione pittorica e plastica dei saloni che si susseguono dietro la facciata principale.
Gli apparati decorativi rientrano nel programma di ristrutturazione voluto dal conte Giuseppe Pallavicini che, nel 1775, divenne proprietario del palazzo già preso in locazione sin dal 1765 dal padre (figura 1).
I dipinti delle volte sono in gran parte ispirati al classicismo del committente grazie allo stretto contatto con i cenacoli più evoluti del tardo illuminismo europeo ed all’alunnato presso Carlo Bianconi (figura 2).

Data la complessità dell'apparato decorativo è stato necessario predisporre un’attenta e puntuale attività di analisi ed approfondimento mediante:

  1. Fotopiani e campagna fotografica di dettaglio
  2. Mappature del degrado degli apparati decorativi
  3. Analisi di laboratorio su campioni per l’individuazione delle caratteristiche fisiche dei materiali e delle patologie e cause di degrado.
  4. Ricerca storica
  5. Analisi stratigrafiche sui rivestimenti per l’individuazione della successione degli strati quali tinteggiature, decorazioni, intonachini, intonaci.
  6. Prove di restauro eseguite su piccole porzioni per testare l’efficacia di alcuni interventi e poter indicare già in questa fase le modalità più corrette.

 

INDAGINI PRELIMINARI

Nell’ambito del progetto di restauro di parte degli ambienti interni del piano nobile di Palazzo Pallavicini è stata eseguita una campagna di analisi autoptiche e stratigrafiche funzionale a definire in modo puntuale la tipologia degli strati di rivestimento che hanno caratterizzato le superfici degli ambienti interni nel corso del tempo, individuandone i materiali e le tecniche esecutive impiegate con particolare riferimento alle finiture ascrivibili agli interventi che portarono alla realizzazione degli apparati decorativi in stucco e delle decorazioni pittoriche delle volte e delle pareti (figura 3).

Indicazioni sulle tecniche esecutive
Dall’analisi autoptica ravvicinata eseguita a luce riflessa e radente, dalle informazioni desunte dagli studi storico artistici e dai dati emersi dalle analisi di laboratorio effettuate sui campioni prelevati nelle varie stanze, è stato possibile effettuare anche alcune osservazioni sulla tecnica esecutiva dei dipinti murali e degli stucchi. Questi dati sono di importanza primaria per la valutazione dello stato di conservazione e di conseguenza dell’intervento di restauro da realizzare.
I dipinti che decorano le volte di alcuni ambienti sembrano essere eseguiti in gran parte a secco, ma data la buona resistenza all’acqua farebbero pensare ad un mezzo fresco o ad una pittura a calce; le tracce del disegno preparatorio farebbero orientare verso una tecnica mista con basi a fresco (per le linee essenziali del disegno tracciate su una sorta di scialbatura) e finiture a secco, come del resto sembrano confermare le analisi di laboratorio. I dipinti sono realizzati su intonaco a base di calce e sabbia sopra il quale si individua una sorta di scialbo a base di carbonato di calcio e gesso.
Gli stucchi sono realizzati con impasti a base di gesso e calce con l’aggiunta per gli strati di supporto anche di sabbie.

Analisi stratigrafica dei rivestimenti per l’identificazione degli interventi nel tempo
I saggi delle analisi stratigrafiche sono stati eseguiti in corrispondenza della superficie degli apparati decorativi in stucco e degli intonaci tinteggiati delle pareti sia negli ambienti decorati che degli ambienti dell’ala sud privi di apparati decorativi.
Nel caso di Palazzo Pallavicini questo approccio metodologico è risultato particolarmente utile per ottenere una sintesi significativa sulla configurazione delle finiture nel corso delle diverse fasi di edificazione e modifica, dagli interventi antecedenti al XVIII secolo, al riassetto stilistico e architettonico della fine del 1700.
L’analisi stratigrafica condotta in corrispondenza delle superfici degli apparati decorativi in stucco e degli intonaci delle pareti ha portato a rilevare tre macro-periodi di attività (figura 4) che possono essere così schematizzati:

  • Periodo 1_XX secolo: si tratta degli strati attualmente a vista, interpretabili come interventi manutentivi recenti sia sulla base della posizione degli strati nella sequenza stratigrafica generale che in relazione ai materiali impiegati (si tratta di tempere lavabili di produzione industriale).
  • Periodo 2_fine-XVIII secolo (1789-1793): si tratta degli strati di finitura databili agli interventi che portano alla realizzazione degli apparati decorativi in stucco e delle decorazioni pittoriche delle volte e delle pareti (databili agli anni compresi tra il 1789 e il 1793 come emerso dallo studio della documentazione storica).
  • Periodo 3 | ante fine-XVIII secolo: si tratta di lacerti di finiture monocrome di colore verde scuro e di una decorazione policroma a partiture architettoniche individuati in corrispondenza delle pareti dell’ala sud del palazzo. Tali finiture sono state individuate immediatamente al di sotto degli strati databili al Periodo 2: la posizione degli strati nella sequenza stratigrafica generale porta quindi a datare il Periodo 3 ad un’epoca antecedente rispetto agli interventi del 1789-93.

Analisi delle problematiche conservative e del degrado dei singoli ambienti
L’indagine è stata svolta su tutte le superfici decorate delle stanze oggetto di intervento ed in generale è stato possibile individuare le seguenti macro-categorie di problemi (figure 5 e 6):
_problemi legati alle infiltrazioni: legati al ristagno di acqua a causa del percolamento delle acque meteoriche dall’alto, sono soprattutto connessi alla presenza di sali, che hanno causato il deterioramento della pellicola pittorica e dell’intonaco di supporto. Le analisi di laboratorio hanno individuato la presenza principalmente di nitrati e solfati;
_problemi legati alla tecnica pittorica: la realizzazione di ampie porzioni eseguite a secco su basi a fresco è la causa principale dell’esfoliazione della pellicola pittorica, soprattutto nella Sala dei conviti o degli specchi dove ampie porzioni erano eseguite a secco probabilmente anche per armonizzare le diverse fasi di intervento (quella delle quadrature del Barozzi realizzate tra 1787 e il 1788 e le parti figurative del Valiani, portate a termine nel 1789).

 

PROGETTO DI RESTAURO DEGLI APPARATI DECORATIVI

Sulla base della tipologia dei materiali presenti negli ambienti oggetto di intervento sono stati individuati tre ambiti di intervento: i dipinti murali di volte e pareti, gli stucchi e le pareti intonacate (che conservano, in base alle indagini stratigrafiche eseguite direttamente sulle diverse superfici, le finiture originali coeve con la decorazione generale della stanza).
Per la definizione dettagliata delle metodologie da impiegare nell’ambito degli interventi di restauro (in particolare per le operazioni di consolidamento e pulitura dei dipinti murali) sono state inoltre eseguite alcune prove direttamente sulle superfici oggetto di intervento nelle diverse stanze. I dati relativi agli obiettivi delle diverse prove, alla metodologia impiegata (in relazione ai prodotti, alle attrezzature e alle tecniche esecutive adottate) e al risultato ottenuto sono stati registrati direttamente sul campo in apposite schede digitalizzate, corredate dalla documentazione fotografica (figure 7-9).

[di Rossana Gabrielli]