Pulitura laser per i beni culturali

  

L’ablazione laser è uno dei più importanti effetti di irraggiamento che possono essere indotti su un materiale otticamente assorbente. La pulitura laser è un caso particolare di ablazione laser in cui un substrato specifico è riportato alla luce attraverso la rimozione di strati indesiderati sovrastanti.
L’applicazione della pulitura laser nella conservazione di beni culturali venne proposta da J.F. Asmus e L. Lazzerini all’inizio degli anni ’70 attraverso una serie di test effettuati a Venezia su campioni lapidei con crosta nera: questo approccio innovativo, tuttavia, non andò oltre lo stadio sperimentale per svariati anni soprattutto a causa dei limiti tecnologici delle sorgenti laser pulsate disponibili in quegli anni. Durante gli anni ’80 il livello tecnologico di questi sistemi laser crebbe notevolmente ma i costi erano ancora troppo alti per questo specifico settore di applicazione.
Dalla seconda metà degli anni ’80 la pulitura laser è stata ampiamente applicata per il restauro di manufatti lapidei in Italia, Francia, Inghilterra, Portogallo, Austria ed altre nazioni, soprattutto per la rimozione di croste nere prodotte dall’inquinamento ambientale ma anche per la rimozione di patine scure stese nel passato.

La pulitura laser è stata utilizzata in modo estensivo nel restauro di rilievi lapidei, facciate storiche, manufatti archeologici come il Fregio Occidentale del Partenone, famosi capolavori rinascimentali come la statua del Profeta Abacuc, il San Marco ed il Pulpito di Donatello, i pannelli del campanile di Giotto di Andrea Pisano a Firenze, San Filippo e i Quattro Coronati di Nanni di Banco, la Fonte Gaia di Jacopo della Quercia a Siena, i capitelli della torre pendente e della Cattedrale di Pisa, e molti altri.
Questo utilizzo massivo della pulitura laser è stato accompagnato da studi di base sulla caratterizzazione fenomenologica degli effetti di irraggiamento, sulla diagnostica della rimozione di materiale e sulla modellazione fisica che hanno permesso la definizione di ranges operativi di densità di energia che assicurassero una discriminazione fra l’incrostazione da rimuovere e il substrato da preservare.
La pulitura laser presenta in effetti molti vantaggi rispetto a metodi tradizionali chimici e meccanici in termini di gradualità, auto-terminazione, selettività, basso impatto ambientale e salvaguardia della cosiddetta “Patina del tempo”.

L’applicazione della pulitura laser sui metalli è iniziata concretamente con il caso studio dei pannelli in bronzo dorato della “Porta del Paradiso” di Lorenzo Ghiberti del Battistero di Firenze: in questo caso venne effettuata un’attenta ottimizzazione dei parametri laser che portò all’introduzione di un sistema laser Long Q-switched con una durata dell’impulso di 100 ns.
L’efficacia e la sicurezza del laser per la pulitura di dorature ad amalgama, lamine dorate, argento e relative leghe sono state ampiamente provate nel corso degli anni a venire grazie a interessanti trattamenti conservativi quali, oltre alla già menzionata Porta del Paradiso, il restauro di statue di bronzo come il David del Verrocchio e il David e l’Attys di Donatello, e la riuscita pulitura di un tesoretto romano composto da 300 monete in lega d’argento.

Un paio di settimane fa è stato portato a termine anche il restauro della Porta Nord del Battistero di Firenze: in questo caso il laser è stato impiegato in maniera estensiva per la rimozione di incrostazioni scure  dalle parti dorate.

Negli ultimi anni anche grandi sculture bronzee sono state pulite a laser come la statua Etrusca de “L’Arringatore” o il gruppo scultoreo “Decollazione del Battista” di Vincenzo Danti proveniente dal Battistero di Firenze. Inoltre, anche sculture moderne da esterno in lega di rame hanno subito un trattamento laser come il Monumento a Lord Nelson a Liverpool e il monumento alla Regina Vittoria a Southport.
La pulitura laser di oggetti in ceramica è, invece, ancora un problema aperto a causa della sensibilità dei materiali argillosi alla radiazione laser. Inoltre, molto spesso le ceramiche presentano incrostazioni terrose dure, spesse ed insolubili che hanno una soglia di ablazione piuttosto alta rispetto al substrato ceramico: in questo caso cade l’ipotesi di fenomeno auto-limitante e la pulitura deve essere effettuata con estrema attenzione.

[di Alessandro Zanini]

 

 

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