ARCHEOLOGIA VERTICALE

  

INTRODUZIONE E ANALISI DEI PROCESSI STRUTTIVI DEL COMPLESSO ARCHEOLOGICO DEI CUNICOLI DI CLAUDIO DELL’EMISSARIO DEL FUCINO1

In Italia ogni serio e attento progetto di restauro di bene immobile sottoposto a tutela non può più prescindere dall’analisi dei processi costruttivi quale operazione assolutamente necessaria per la conoscenza del monumento dal punto di vista storico-architettonico come puramente strutturale, ovvero nell’uso della materia e nel suo comportamento meccanico.
Infatti, la lettura stratigrafica degli elevati permette di individuare e porre in sequenza cronologica tutti gli interventi fatti sull'edificio in esame in termini di costruzione/demolizione, integrazione/rifacimento, riuso dei materiali/ampliamento, abbandono/azzeramento, cercando di metterne a fuoco le ragioni, se legate a interventi di manutenzione o in conseguenza di degrado o dissesto naturale, e tutte le fasi di uso intermedie con gli eventuali cambi di destinazione d’uso.
La lettura stratigrafica degli elevati può essere resa mediante processi di documentazione fondamentali, quali il rilievo e la restituzione fotografica dei paramenti murari con tecniche di foto-raddrizzamento che consentono di registrare le differenti tecniche costruttive impiegate e la progressione della costruzione contribuendo a fornire preziose informazioni che possono essere utilizzate per la pianificazione degli interventi di restauro.

Il presente studio di stratigrafia muraria è stato effettuato sul complesso delle discenderie denominato “Cunicolo di Claudio” che erano parte del grandioso sistema di ingegneria idraulica realizzato in epoca romana per permettere la regolamentazione delle acque dell’antico lago Fucino (in Abruzzo, centr-Italia), un tempo il terzo più grande lago d’Italia per estensione, per recuperare ingenti porzioni di territorio a fini agricoli.
Le fonti storiche2 ci informano che i lavori di realizzazione dell’emissario fucense furono avviati nel 41 d. C. dall’Imperatore Claudio e terminati undici anni dopo, nel 52 d. C.3; un’iscrizione in onore di Traiano4, ci informa di un intervento di ripristino voluto dall’Imperatore che, per alcuni studiosi, si sarebbe limitato a pochi interventi di lieve entità5, mentre Sparziano sostiene che l’Imperatore Adriano Fucinum lacum emisit6. Non abbiamo altre notizie desumibili dalle fonti storiche circa gli interventi diretti sugli impianti dell’Emissario da parte dei successori di Adriano, certo è che, almeno fino al IV sec. d. C., un diretto controllo imperiale veniva esercitato, come testimonia l’iscrizione del procurator Onesimus7 che attendeva al controllo e alla manutenzione dell’Emissario, datata da Brisse e De Rotrou proprio in questo ambito cronologico8; nel tardo impero, nella seconda metà del IV secolo, la Marsica fu interessata da un terribile terremoto che provocò la dismissione dell' emissario romano del Fucino9. Un editto degli anni 1239-40 10 sembra attestare opere di manutenzione che furono rilevate dall’Ing. Afan De Rivera il quale, lavorando fra il 1826 e il 1835 allo spurgo dell’emissario, notò alla testata dell’Incile e in alcuni tratti della galleria lacerti di rivestimenti in muratura che attribuì all’epoca di Federico II11, mentre il Febonio12 e l’Antinori13 menzionano la chiesa del Sancto Patre in Penna nell’imbocco del Cunicolo Maggiore.
Sempre Afan De Rivera, Direttore Generale di Ponti e Strade di Napoli, ci informa di tentativi di restauri ascrivibili all’epoca di Alfonso I di Aragona14 e agli anni 1790/92, quando l’abate Lolli fece ripulire il tratto iniziale della galleria, alcuni pozzi e diversi cunicoli15.
Infine, come noto, nel 1854 furono intrapresi i lavori definitivi per il prosciugamento del Fucino ad opera del Principe Alessandro Torlonia descritti da Brisse e De Rotrou16 che portarono alla distruzione delle strutture dell’Incile romano17.

La grandiosa opera idraulica doveva consentire di convogliare le acque del lago Fucino nel fiume Liri e il progetto prevedeva un canale collettore a cielo aperto che convogliava le acque verso un sistema di vasche (il cosiddetto Incile) regolandone il passaggio, una galleria sotterranea (l’Emissario) scavata nelle viscere del Monte Salviano e sotto i Campi Palentini, trentanove pozzi a sezione quadrata (scavati per raggiungere la quota prestabilita della galleria ed effettuarne l’escavazione contemporaneamente su due fronti), otto gallerie di discenderia o cunicoli per consentire una buona areazione e sufficiente illuminazione, per il transito degli operai e il trasporto dei materiali. Il coronamento dei pozzi, l’imbocco dei cunicoli, i tratti della galleria sotterranea e il complesso dell’Incile erano strutturati. Il modello progettuale delle discenderie prevedeva il taglio roccioso sul profilo scosceso del Monte Salviano, lo scavo della galleria sul fronte del taglio e contemporaneamente, all’esterno, la strutturazione dei cunicoli in appoggio sul taglio del fronte roccioso.

Il presente contributo restituisce i risultati ottenuti attraverso l’analisi archeometrica effettuata su tre discenderie: il Cunicolo della discenderia al Pozzo 23, il Cunicolo del Ferraro, il Cunicolo Maggiore, tutti sulle pendici del Salviano verso il lago. L’analisi fisica delle murature ha accertato e documentato fasi struttive stratificate, con differenti tecniche edilizie, legate alle diverse maestranze che si sono avvicendate pur nel breve intervallo temporale che vide realizzarsi una delle più alte e monumentali opere d’ingegneria idraulica della romanità. Il Progetto, se pur unitario dunque, fu realizzato con imponenti risorse economiche e umane, con l’ausilio di tecniche e di specialisti al fine di realizzare nel più breve tempo possibile la poderosa opera di prosciugamento del Fucino. Le fasi d’impianto, i ripensamenti, le riprese, i ripristini, le migliorie e gli ampliamenti sono perfettamente leggibili sulle strutture e sulle infrastrutture concepite e realizzate senza troppo badare a qualità estetiche ma quanto, piuttosto, a funzionalità, efficienza e robustezza18.
Considerando la brevità della presente relazione proveremo a sintetizzare i quattro principali episodi o interventi struttivi più importanti che caratterizzano il complesso di servizio monumentale alle pendici di Monte Salviano:

I. l’impianto originario è impostato sul taglio di regolarizzazione e di rettifica del substrato US0 avvenuto in due momenti, il primo legato alla strutturazione delle due gallerie di discenderia sovrapposte e convergenti ad imbuto sulla discenderia, alle quali si accede dal cunicolo intermedio (C2a) e dal cunicolo superiore (C3), il secondo corrispondente al collegamento tra le gallerie con il taglio del relativo cuneo di roccia intermedio. Questo impianto è realizzato in opera mista di opus reticulatum (US15, US 40, US70) con cubilia di cm 8,0 di lato e opera laterizia (UUSS16 g-i, 39, 60, 62, 79, 80) di mattoni di cm 24,0x4,0 con modulo di cm 26,0/27,0 (5 corsi + 5 allettamenti). La malta del tipo idraulico, molto compatta, si distingue per la particolare consistenza e resistenza a compressione. L’opera reticolata nel tratto C2b (US40) è inserita in specchiature di cm 55,0/56,0 di altezza, delimitate da ricorsi di laterizi di cm 52,0 di spessore. Il C2c non ha conservato alcun lacerto della cortina originaria. Considerato che l’opera laterizia di questa fase (US60, 62, 80), conservata nel cunicolo superiore (C3), segue un profilo inclinato dall’esterno verso l’interno, probabilmente attestante un primo livello di discenderia, e tenendo conto che l’imbocco della galleria (US81, 100) è costruito con un cambio di inclinazione rispetto alla galleria scavata nella roccia (caso non riscontrato altrove), è facile pensare ad inconvenienti tecnici o ripensamenti verificatisi in corso d’opera. La tecnica muraria del manufatto edilizio, regolare e definito per accuratezza esecutiva e scelta dei materiali, con l’utilizzo dell’opera mista in specchiature definite da corsi li laterizio, può essere riconducibile al progetto claudiano originario19; l’utilizzo di reticolato con cubilia di cm 8,0 20 in specchiature, associato all’opera laterizia di mattoni triangolari di colore giallo magenta di argilla depurata e ben cotta (di cm 4,0 di spessore, modulo cm 27,0), con un distacco fra i giunti verticali di cm 1,0/1,5 e fra i giunti orizzontali di cm 1,5/2,0, ben rientra nella tipologia costruttiva di Claudio21. Si noti inoltre che il Brisse e il De Rotrou, avendo avuto modo di esplorare e descrivere il complesso dell’Incile prima della sua distruzione, nella tav. XIX dell’Atlante caratterizzano con il reticolato le strutture del pozzo P’ e della camera quadrata Q, datandole all’epoca dell’imperatore Claudio22.

II. Un secondo momento d’intervento precede il ripristino delle cortine murarie C2a e la costruzione, in opera laterizia, del cunicolo inferiore C1 (come rileva la fondazione US1 passante rispetto ai due corpi), con i nuclei cementizi US2 di C1 e US25 di C2a. In questa fase si riprendono le strutture originarie con il nucleo cementizio US25 e i parametri US16e-f e si imposta il cunicolo inferiore concepito con funzioni diverse rispetto a quelli descritti precedentemente. In questo caso sembra chiaro l’intento di monumentalizzare l’accesso alla discenderia maggiore. Il cunicolo C1 è a pianta rettangolare con volta a botte, con profilo a tutto sesto e, nel caso specifico, non rampante ma piano orizzontale (US6). I setti murari d’imposta sono realizzati in opus latericium (US16a-b-c-d). Il paramento, in corsi regolari di laterizio, risulta ben ammorsato nel nucleo cementizio (US2) in crescita progressiva con getti alterni di pietrame e di malta. Nel cunicolo C2a il paramento è in opera mista con l’utilizzo dell’opera incerta US35 che sostituisce quella reticolata già descritta. Il paramento presenta elementi lapidei (pietra calcarea locale), non disposti in corsi isometrici, di forma poliedrica e semplicemente sgrossati in testa e inclusi di laterizi. La tecnica costruttiva e i materiali impiegati, che tendono ad allinearsi o ad uniformarsi ai paramenti con specchiature di reticolato, sembrerebbero legati ad una fase di ristrutturazione con rifacimento della cortine su nuclei murari preesistenti. Per quanto l’opus reticulatum sia canonicamente considerato una tecnica che perfeziona quella più antica dell’incertum, sono comunque documentati casi di restauro in opera incerta su strutture in opera reticolata23. Le parti in laterizio (US16e-f-h), di conseguenza, si attestano a quelle precedenti con caratteristiche tecniche diverse: i mattoni triangolari (o trapezoidali), di cm 3,0 di spessore con modulo di cm 20,0, sono sgrossati o rettificati sulla faccia vista con martellina e rifiniti mediante piallatura. L’argilla è di colore giallo a volte tendente al rosato, ben visibile sulla sezione del biscotto, con giunti verticali quasi inesistenti e giunti orizzontali di cm 1,0; la malta di allettamento presenta caratteristiche idrauliche con un buon grado di compattezza. L’opus caementicium dei nuclei US2 e US25, ben connessa in ammorsamento con il paramento, è realizzata con malta e materiale laterizio di risulta in getti alterni perfettamente costipati e compattati. Le caratteristiche fisiche e meccaniche della malta, notevoli per alta coesione e durezza, la compattezza e omogeneità dei nuclei cementizi in connessione con i paramenti sono riconducibili al periodo traianeo o adrianeo24; la tecnica di messa in opera riscontrata sui paramenti laterizi non sembra essere successiva all’epoca adrianea25. A tal proposito il Bloch26 scrive “alcune delle fabbriche principali del periodo tardo adrianeo hanno prodotto mattoni specialmente sottili: cm 3,0/3,2”; il Lugli27 parla di “spessore diminuito del mattone adrianeo”, e in questo periodo sono attestati esempi in cui il modulo tende a scendere anche sotto i cm 24,0 per la prima volta dopo l’età augustea28, fino a cm 21,0, come riscontrato nel corridoio anulare del Mausoleo di Adriano29. A nostro avviso, malgrado la variante tipologica della tecnica costruttiva, rispetto alla tradizione comunemente accettata, il restauro può ben risalire agli anni in cui Adriano, ripreso il progetto di Claudio, Fucinum lacum emisit.

III. La terza fase di ripristino è attestata nel cunicolo inferiore dai paramenti in opera laterizia US4 e US30 in allettamento sul nucleo US3, con il tratto di volta US8, nel cunicolo intermedio C2a con modeste risarciture sul paramento US11a-b, nel C2b con la US38, infine nel C2c con la US86. La tipologia del mattone rettangolare (cm 28,0x14,0x3,0) con modulo di cm 22,0, esclude relazioni dirette o riferimenti cronologici con la romanità e, contemporaneamente, omogeneità e accuratezza di esecuzione escluderebbero contesti storici medievali. Come emerge dalla sequenza stratigrafica, questo intervento di ripristino si pone in un momento precedente la fase IV.

IV. L’ultima grande fase di ripristino ripropone riprese in opera incerta con ricorsi di laterizi con la chiara volontà di riprendere stilisticamente la struttura originaria. Il nucleo cementizio US32 riprende il preesistente US25, realizzato a sacco con scaglie di pietra, inclusi di laterizi e malta meno consistente delle precedenti. In questo momento l’opera incerta, realizzata sempre con l’utilizzo di elementi lapidei di calcare locale, di forma poliedrica, tagliati e posti per testa, si differenzia dalla precedente per crescita su corsi isometrici e per la presenza diffusa di pezzatura di materiale lapideo e fittile di risulta. Gli elementi lapidei sono di varie dimensioni: in allettamento o risarcitura dei nuclei cementizi preesistenti venivano utilizzati, come parametro, elementi di minori dimensioni (US13), nei casi struttivi ex novo, con relazione diretta tra nucleo e parametro, sono utilizzati elementi lapidei di dimensioni maggiori (US50) in ammorsamento al nucleo cementizio (US32). I ricorsi in opera laterizia US14 e US15, pur attestandosi in continuità con i precedenti, mostrano lievi cambiamenti di orientamento con un andamento piuttosto irregolare e mattoni di maggior spessore (cm 4,5), di fattura scadente e con modulo superiore a cm 30,0; gli allettamenti di malta sono meno consistenti con visibili lacune interstiziali. Le US50 e US51 sono da ricollegare ad una ristrutturazione, che chiude in testa con una catena di laterizi il cunicolo intermedio, in fase con i tratti di volta US21, US23, US24; processi simili di ristrutturazione  si riscontrano nel cunicolo superiore C3. La qualità degli interventi di questa fase non è confrontabile con i livelli di omogeneità e accuratezza osservati e documentati nelle fasi precedenti. L’intervento conclusivo documentato può ricollegarsi direttamente agli ultimi Lavori di ripristino condotti dall’abate Lolli nel 1791, quando “si restaurarono le fabbriche del Gran Cunicolo alle falde del Salviano dalla parte che guarda il lago”. Infine è attribuibile ai Torlonia l’allargamento delle pareti del substrato US0 mediante innesto di cariche esplosive su perforazioni, ancora leggibili sul taglio roccioso, e l’abbassamento del piano di calpestio, particolarmente visibile nel cunicolo inferiore con tratti delle fondazioni a vista. Questi ultimi interventi possono essere spiegati come adeguamento alle nuove esigenze di manovra delle macchine di trazione dei materiali nei Lavori di ripristino diretti da Brisse e De Rotrou.    

[di Roberta Cairoli]

 

NOTE
1. La presente relazione è la sintesi di un più organico e approfondito contributo (a cui si rimanda per le informazioni di dettaglio, le sequenze stratigrafiche e la bibliografia), il cui fine era di porre le basi per un approccio di tipo analitico, il più possibile obiettivo, dei processi struttivi e delle tecniche di messa in opera del complesso originario dell’opera idraulica di epoca romana e delle fasi di ripristino: CAIROLI R.- TORRIERI V.- S. AGOSTINI, pp. 214-233.
2. Plinio, Nat. Hist., XXXIII, 63; XXXVI, 124; Suet., De Vita Caesarum, V, XX, XXI, XXII; Tac., Ann., XII, 56 e 57; Dione Cassio, LX 11, 5; LXI 33, 3-4.
3. Tac., Ann., XII, 52; Suet., V, XX.
4. CIL, IX, 3912; sulla datazione vedi D’Amato S., Il primo prosciugamento del Fucino Avezzano 1980, p. 97 ss..,
5. Letta c., I Marsi e il Fucino nell’antichità, Milano 1973; Brisse A. – De Rotrou L., Prosciugamento del Lago Fucino fatto eseguire da Sua Eccellenza il Principe Alessandro Torlonia, Roma 1883, p. 246; D’Amato S., op. cit., p. 107 ss..
6. Sparziano, Adriano, XXII, 12.
7. CIL, IX, 3887.
8. L’iscrizione, all’epoca dei lavori Torlonia portata al Museo di Napoli, è poi andata perduta; Brisse A. – De Rotrou L., op. cit., pp.49-50.
9. Gli studi di Carlo Giraudi dell'Enea hanno dimostrato che nel tardo impero romano il canale all'aperto fu diviso in due tronconi da due faglie provocate da un forte terremoto: la faglia più interna al lago provocò una contropendenza sul canale verso Pescina, causando il lento insabbiamento dello stesso. La data del terremoto è stata precisata dal Letta per il quale il terremoto che determinò la fine del funzionamento regolare dell'emissario romano va datato fra il 362 e il 380 d.C..
10. In Costitutiones et Regestum Frederici II Imperatoris ann.1239-40, p. 398. Neapoli ex regia typographia, anno 1786.
11. Afan de Rivera C., Progetto della restaurazione dello emissario di Claudio e dello scolo del Fucino, Napoli 1836, p. 73, par.71.
12. Febonio M., Historiae marsorum libri tres, Napoli 1678, II vol., p. 91.
13. Antinori A. L., Annali, XX/766-767.
14. Afan de Rivera, op. cit., p. 75.
15. Afan de Rivera, op. cit., p. 79.
16. De Rotrou L., Prosciugamento del Lago Fucino ad opera del Principe Torlonia. Confronto tra l’emissario di Claudio e l’emissario Torlonia, Le Monnier, Fi 1871, ristampa anastatica Adelmo Polla, Avezzano 1977; Brisse-De Rotrou, op. cit.
17. Brisse-De Rotrou, op. cit., I, pp. 135, 232, 249.
18. A tale riguardo, si veda, segnatamente, l’Appendice Analisi dei processi struttivi all’articolo di cui in nota 1, pp. 223-232.
19.Lugli G., La tecnica edilizia romana con particolare riguardo a Roma e Lazio, Roma 1957, pp. 491- 494, con riferimento all’emissario del Fucino p. 516.
20. LUGLI, op. cit., p.507
21. VAN DEMAN E.B., Methods of determining the date of roman concrete monuments, AJA, s. II, XVI, 1912, p.402 ss.; LUGLI op. cit., p. 516; MARTA R., Tecnica costruttiva romana ,Roma 1991, p. 30
22. BRISSE-DE ROTROU, op. cit., tav. XXVI, fig.2 e in ristampa di D’AMATO S .- PALANZA U. M., vol. I, fig.30, pp. 194-199, 230; D’AMATO S., op. cit., figg. 5 e 19, p.127.
23. VENANZI C., Caratteri costruttivi dei monumenti, Roma 1953, p. 175; LUGLI, op. cit., p. 516. “Un ulteriore esempio si ha nell’imbocco dell’emissario del lago Fucino; il vano, dal quale ha inizio il cunicolo, ha la parte inferiore delle pareti costruita in opera laterizia con singolari piattabande di mattoni ad una certa altezza e al di sopra zone di reticolato, alternate con fasce di mattoni: il reticolato è stato, in età posteriore, sostituito in buona parte con opera incerta di fattura irregolare”.
24. LUGLI, op. cit., pp. 436-439; VAN DEMAN, op. cit., pp. 414-421.
25. Solo con Settimio Severo il modulo scende a cm 22, ma le caratteristiche della malta e dei nuclei interni sono più scadenti.
26. BLOCH H., I bolli laterizi e la storia edilizia romana; la Villa di Adriano a Tivoli in Bullettino Commissione Archeologica Comunale di Roma 1937 65 p. 113-181.
27. LUGLI, op. cit., p. 517.
28. VENANZI, op. cit.,p. 51.
29. LUGLI, op. cit., p. 612, vol. II, Tav. CLXIX.

 

 

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