Diagnostica per selezionare i materiali di restauro

Teatro alla Scala a Milano

 

Può apparire etimologicamente contraddittorio associare arte e lavoro. L’arte che è il talento, l’abilità e la maestria che esaltano le qualità dell’operare dell’uomo, non sembra avere relazione con il senso proprio della parola lavoro che, dal latino labor, significa fatica, sforzo, affanno. Tuttavia, la capacità di congiungere questi due concetti, apparentemente distanti, è la missione che Mapei ha da sempre perseguito e che ha decretato il suo successo in tutto il mondo.
L’opera d’arte nasce dallo sforzo e dall’affanno di rendere manifesta un’idea, di concretizzare un sogno.
La padronanza delle conoscenze tecniche è il presupposto per realizzare l’impresa.
La ricerca di soluzioni sempre più avanzate rende possibile l’esplicarsi dell’azione creativa. Così, come un vero artista direbbe che non può esserci arte senza un duro lavoro, Mapei ha sempre creduto fortemente che il lavoro non possa essere mai separato dall’arte.
Questa radicata convinzione si è espressa nel tempo con un’attenzione costante, e una maestria crescente, verso le esigenze dei “luoghi dell’arte”. Che si tratti di intervenire in un grande museo o di rendere più sicura una basilica medievale, le competenze e le tecnologie, frutto della ricerca Mapei, hanno contribuito a rendere vitali e duraturi alcuni dei luoghi più importanti dell’arte e della cultura, nel nostro come in altri Paesi. Un’attività internazionale che, tuttavia, non ha mai allontanato Mapei dall’attenzione particolare verso il territorio che l’ha vista crescere: Milano. La ristrutturazione e il restauro del Teatro alla Scala sono il prestigioso ambito nel quale si sono esplicate, nella loro totalità, la competenza, la tecnologia, la ricerca di Mapei. E il suo grande amore per l’Arte.
Qui di seguito verrà presentata l’attività diagnostica effettuata da Mapei nel risanamento e restauro conservativo che hanno riguardato il Teatro alla Scala, a sostegno del processo progettuale e di intervento. In un prossimo articolo, invece, verrà presentato l’approccio su cui Mapei si fonda, relativamente alla scelta dei materiali e delle soluzioni tecnologicamente più compatibili dal punto di vista chimico-fisico e elasto-meccanico.

Obiettivo primario del Restauro Conservativo dell’edificio attuale del Teatro alla Scala, derivazione dell’originario Teatro di Giuseppe Piermarini modificato nel corso dei due secoli della sua storia per adeguarlo alle nuove necessità derivanti dall’uso, è stato quello di lasciare agli spazi del teatro la loro connotazione originaria, conservando anche le stratificazioni storiche più recenti, purché di elevato pregio e non in stridente contrasto con l’unità di immagine del progetto originario del Piermarini.

Per conseguire questo obiettivo, quindi, si è reso necessario acquisire tutte le informazioni di carattere storico, quelle relative ai materiali e alle tecniche di costruzione impiegate con un processo di “rilievo critico” che sapesse successivamente orientarne il restauro conservativo. Fondamentali in questa operazione di acquisizione sono state le analisi chimico-fisiche condotte presso il Laboratorio Centrale di Analisi, uno dei “fiori all’occhiello” della Mapei, vero motore delle Attività di Ricerca e Sviluppo della nostra Società, da sempre - grazie alle più sofisticate ed innovative attrezzature di cui è dotato che ne fanno uno dei Centri di Ricerca più avanzati al mondo - al servizio della clientela per la risoluzione delle problematiche più complesse nel settore del restauro monumentale, già distintosi nelle attività di supporto nel Restauro Conservativo delle murature di Gerico, delle volte della Basilica di San Francesco ad Assisi, nel ripristino dell’Oratorio della Passione presso la Basilica di Sant’Ambrogio a Milano e in tempi recentissimi il restauro della Villa Reale di Monza e la Cattedrale di Matera.

Nel caso specifico del Restauro Conservativo del Teatro alla Scala il contributo di Mapei nell’acquisizione di importanti informazioni sui materiali e sulle tecniche costruttive relative alle stratificazioni storiche succedutesi nel corso dei due secoli di vita del Teatro ha riguardato:
- l’analisi delle stratificazioni dei pavimenti della zona palchi che ha permesso di definire materiali e tecnologie per il recupero delle originarie pavimentazioni in formelle di cotto, ultima memoria delle scelte del Piermarini;
- l’indagine conoscitiva delle finiture e degli intonaci delle pareti dei corridoi dei palchi che hanno permesso di individuare la natura dei rivestimenti più recenti di poco pregio, di definirne, quindi, le tecniche di rimozione più consone per portare alla luce i preziosi intonaci antichi di marmorino già descritti nel 1865 in una “Guida pel forestiero che visita quel grandioso edificio teatrale”;
- l’analisi delle dorature esistenti sulle decorazioni dei palchi che hanno permesso di datare e, quindi, di distinguere quelle più antiche dai rifacimenti recenti orientando, anche in questo caso, le tecniche di restauro conservativo.

In particolare, grazie a sofisticate tecniche di indagine quali microscopia ottica, microscopia elettronica a scansione ambientale (ESEM-FEG), spettrofotometria e termogravimetria accoppiata a calorimetria differenziale a scansione (TG-DSC), è stato possibile individuare la natura degli strati di livellamento realizzati, in sovrapposizione alle originarie formelle di cotto, contestualmente alla recente posa dei pavimenti in linoleum. Le analisi hanno evidenziato la presenza di due strati di livellamento di distinta natura, uno più superficiale a base di Cemento Portland, l’altro, a contatto con le formelle di cotto, a base di gesso. I risultati dell’indagine hanno permesso di definire la tecnica di rimozione di questi strati designando come più consona un’asportazione di tipo meccanico per i materiali cementizi, a causa della maggiore rigidità e compattezza, ed una di tipo chimico blando, che non arrecasse danno al cotto esistente, per l’eliminazione dello strato meccanicamente più debole costituito dalla lisciatura a base gesso.

L’indagine dei rivestimenti murali dei corridoi dei palchi, inoltre, ha consentito di individuare la natura delle tinteggiature eseguite in epoca recente costituite fondamentalmente da pitture a base acrilica. Le analisi, anche in questo caso, hanno permesso di definire la tecnica di asportazione di questi rivestimenti di scarso pregio, basata su “impacchi” ad azione chimica blanda che non producessero alcuna alterazione dei sottostanti intonaci storici a marmorino datati fine 1800. Le analisi hanno altresì evidenziato che gli intonaci erano costituiti da uno strato di base a tessitura grezza sul quale era stato realizzato l’intonaco a marmorino mediante una malta a base di calce aerea. La presenza di questo legante è stata accertata nelle zone ove il marmorino presentava la classica finitura a cera che, ostacolando l’ingresso dell’aria, ha impedito parzialmente il processo di carbonatazione evidenziando la presenza dell’idrossido di calcio utilizzato quale legante originario.
Le informazioni desunte sulla natura dei leganti, delle polveri e degli aggregati utilizzati, ha fornito utili indicazioni per i restauratori per definire la composizione degli impasti da utilizzare per il rifacimento ex novo degli intonaci in quelle zone ove l’impianto era fortemente compromesso.

Infine, le analisi conoscitive sono state indirizzate all’acquisizione di dettagliate informazioni sulle dorature delle decorazioni dei palchi. Le analisi stratigrafiche hanno consentito di stabilire che le dorature più antiche e, probabilmente originarie, sono state realizzate in oro puro o in lega ferro/rame; per contro, i rifacimenti più recenti sono caratterizzati da leghe rame/zinco (porporina di ottone).
Inoltre è stata individuata la qualità delle foglie d’oro a seconda che il modello decorativo fosse quello originario del 1830 realizzato in cartapesta oppure quello risalente alla ricostruzione post-bellica basato fondamentalmente su calchi di gesso.
Anche in questo caso, le indagini chimico-fisiche si sono rivelate di fondamentale importanza per la definizione delle tecniche più appropriate per restituire i decori al loro splendore originario.

[di Davide Bandera e Pedro Graniela]

 

DIDASCALIE

1. La sezione stratigrafica del marmorino e dell'intonaco sottostante osservata ad 1 Nicol mostra come il limite tra il marmorino (a sinistra) e l'intonaco (a destra) è qui segnato dalla variazione delle dimensioni degli aggregati (più grandi nell'intonaco) e dal differente colore della matrice.
Mentre nella stessa sezione osservata a 2 Nicols, il limite tra marmorino e intonaco è segnato anche dalla variazione della natura degli aggregati, che sono per lo più carbonatici (calciti) nel marmorino e silicatici nell'intonaco (di quarzo).

2. Analisi stratigrafica del campione 1-01 (IN): le annotazioni laterali evidenziano i 3 strati che costituiscono il campione. Questa immagine consente di valutare la granulometria e la forma degli aggregati che costituiscono l'intonaco e il marmorino, oltre agli spessori degli Strati.

3. Ubicazione del prelievo del campione I-01. Il campione 19 è stato prelevato in un punto in cui le decorazioni potrebbero essere quelle originali degli inizi dell'800. Il prelievo del frammento di doratura superficiale ha rivelato la presenza di uno strato più antico. L'analisi chimica elementare dei diversi strati è stata eseguita mediante microscopia elettronica acquisendo i corrispondenti spettri EDS nei laboratori di R&S Mapei.

 

 

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