Aspetti e problemi del restauro del contemporaneo

 

Libertà creativa ed esigenze conservative

Il restauro dell’arte contemporanea pone delle problematiche specifiche in quanto ricorrendo spesso all’impiego di materiali non tradizionali impone al restauratore delle necessarie riflessioni di metodo e delle esigenze più strettamente tecniche, legate alla scelta dei materiali e delle modalità applicative più idonee al caso specifico.
Nell’ultimo decennio, il dibattito sull’arte contemporanea si è progressivamente intensificato, grazie anche ai contributi maturati in seno ai principali poli di ricerca italiani sul restauro, che hanno avvertito la necessità di affrontare in maniera più sistematica lo studio e la ricerca sul restauro delle opere d’arte contemporanea. Tale necessità consegue, da un lato, ad accelerati processi d’invecchiamento e, dall’altro, ai frequenti spostamenti cui sono soggette le opere per le esposizioni temporanee. Ciò risulta inoltre strettamente legato al progressivo deterioramento di materiali inconsueti, scelti sin dal momento della realizzazione dell’opera non in previsione di una longevità dell’opera bensì per altre caratteristiche di dirompente novità, valenze estetiche e carica concettuale.
Tali aspetti peculiari di questa tipologia di opere sono ben noti alla Piacenti spa sin dagli anni Novanta del ‘900, grazie alla possibilità di avvicinarsi a questo settore d’intervento in più occasioni, una delle quali risale al 1990 ed ha come oggetto il restauro di tre opere d’arte contemporanea esposte al Museo Pecci di Prato: “La biblioteca” di Svetlana Kopystiansky, “Cubi”, “Sasso con pigmento blu” di Nunzio.

Vulnerabilità connessa alla fruizione

Nel corso di tali lavori, in tempi in cui ancora il restauro di opere d’arte contemporanea risentiva di una certa sottovalutazione e non era ancora oggetto di specifici approfondimenti, la Piacenti spa ha avuto modo di affrontare aspetti e problemi inerenti sia l'impostazione teorica che la pratica in differenti tipologie materiche sottoposte a casi particolari di degrado.
Infatti, la prima opera (Struttura in legno e libri incollati, installazione c/o Biblioteca Lazzerini, Prato Collezione del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, donazione dell'artista esposta alla mostra Artisti russi contemporanei a cura di Amnon Barzel e Claudia Jolles, Centro Pecci, Prato 1990) è costituita da una grande libreria in cui sono collocati libri a ventaglio che, in conseguenza di un inidoneo imballaggio, avevano subito gravi danni.
La seconda opera, costituita da una pietra tufacea con un taglio riempito di pigmento blu, presentava danni dovuti alla perdita del pigmento in polvere, che nel corso del trasferimento aveva macchiato un’altra opera, realizzata in cubi di truciolare.
E’ significativo notare come in tutti e tre i casi in esame, la principale causa di deterioramento sia di origine antropica, essendo direttamente imputabile ai frequenti spostamenti delle opere e all’adozione di misure protettive inefficienti, certamente più approssimative di quanto sarebbe stato fatto per opere d’arte antica e moderna. Tale osservazione evidenzia ancora una volta come, al di là dell’intrinseca vulnerabilità connessa a materiali generalmente “non duraturi”, l’arte contemporanea risenta o per lo meno abbia risentito fino agli ultimi anni di una certa “minore attenzione” a livello conservativo, considerando prevalentemente gli aspetti della fruizione e della valorizzazione e trascurando o sottovalutando le esigenze di protezione e salvaguardia materica.

L’applicazione dei criteri metodologici al restauro contemporaneo

Tale mancanza di consapevolezza rischia di tradursi nella disapplicazione dei principi fondamentali della teoria del restauro, con licenza di rifacimenti e sostituzioni arbitrari. L’attuale dibattito mira proprio a risanare questa lacuna, ribadendo la necessità di elaborare, anche per le opere contemporanee, ciò che abitualmente si fa per gli altri beni culturali ovvero un progetto d’intervento ispirato ai principi filologici di massimo rispetto per l’opera e finalizzato all’approfondimento delle tecniche stesse o all’individuazione di particolari soluzioni conservative.
Nel 1990 la Piacenti spa, di fronte alla scelta se sostituire o ripristinare le pagine danneggiate dell’opera “La biblioteca”, ha perseguito la seconda opzione mettendo in opera ogni accorgimento tecnico per la conservazione della materia dell’opera d’arte nel rispetto dell’approccio brandiano. Per le altre due opere citate, l’intervento previde metodiche di fermatura, rimozione delle alterazioni cromatiche e consolidamento superficiale con materiali compatibili e reversibili, rispondenti agli standards qualitativi e metodologici.
Sin da allora il laboratorio della Piacenti, dedicato al restauro di manufatti contemporanei, è sempre stato attento ad approfondire la conoscenza dei nuovi materiali in genere industriali, la tecnica di esecuzione e le interferenze con l’ambiente in cui si trovano, al fine di comprendere i fenomeni di degrado e programmare l’intervento di restauro.

[di Giammarco Piacenti]