Il restauro del complesso di Santa Teresa a Firenze

  

Il complesso di Santa Teresa oggi sede del Dipartimento di Architettura, è stato monastero dedicato a Santa Teresa e successivamente presidio carcerario fiorentino. La sua storia risale al 1620, Maria Francesca Guardi donò per la fondazione di un monastero in onore di S. Teresa aree ancora poco urbanizzate all’interno della cerchia muraria trecentesca nel quartiere di Santa Croce: chiesa e convento vennero progettati dall’architetto fiorentino Giovanni Coccapani.
Nel 1808 il convento fu soppresso da parte del governo francese, ma otto anni dopo fu ripristinato e adibito in parte a scuola comunale. Nel 1865 fu definitivamente soppresso e trasformato in carcere preventivo.
L’impianto subì quindi ulteriori trasformazioni: tra il 1866 e il 1897 furono aggiunti tre nuovi corpi di fabbrica nell’orto del convento, con sviluppo parallelo a via della Mattonaia. L’edificio centrale fu destinato a celle per i detenuti, i corpi laterali ospitarono laboratori di falegnameria, calzoleria e officina meccanica. Ciò fino al 1984/85 quando i detenuti furono trasferiti nel nuovo carcere di Sollicciano e l’ex carcere fu concesso all’Università degli Studi di Firenze dal Comune di Firenze.
Fin dal 1992 è stato oggetto di rifunzionalizzazione degli spazi, la vecchia struttura carceraria di Santa Teresa si è prestata da subito in modo adeguato alla riconversione in polo didattico, grazie agli ampi spazi già esistenti, atti ad ospitare un elevato numero di persone.
La sua architettura, modificata negli anni dai vari interventi di riutilizzo, oggi si presta perfettamente ad accogliere un presidio didattico importante come la facoltà di Architettura. Il suo utilizzo a scopi didattici universitari, amplifica l’importanza sociale di questi spazi che da monastero e poi carcere si aprono, in modo anche romantico, ad un’attività libera e spensierata. Al suo interno hanno sede i Corsi di laurea in Scienze dell’Architettura, Magistrale in Architettura, i servizi didattici del Dipartimento DIDA e della Scuola di Architettura, il Laboratorio modelli per l'architettura (LMA), studi docenti, aule e spazi dedicati agli studenti. 

Nel primo intervento rimane traccia della storica funzione carceraria nel corpo centrale, dove sono state mantenute le celle di reclusione. Nel secondo intervento, realizzato da Cooperativa Archeologia il progetto si valorizza attraverso tre aspetti importanti: il riordino funzionale, il restauro ed il recupero conservativo dei vari edifici storici separati l’uno dall’altro che si uniscono in un complesso unitario, armonioso, funzionale ed efficiente attraverso la realizzazione di un nuovo corpo. Il nuovo corpo, nuova entrata della Facoltà di Architettura, con la sua struttura moderna anche nella scelta dei materiali e nelle tecniche costruttive ed impiantistiche, rende il nuovo complesso moderno e architettonicamente interessante.
L’appalto vinto con la modalità dell’offerta economicamente più vantaggiosa ha permesso all’ATI – Cooperativa Archeologia capogruppo – Mida – CTC, di apportare attraverso la formula delle migliorie il proprio contributo al miglioramento del progetto di partenza, diventando, il lavoro finale, un biglietto da visita importante, un ulteriore tassello del puzzle professionale dell’attività aziendale di Cooperativa Archeologia, impegnata fin dal 1981 nella cura dei Beni Storici Culturali. Anche nel caso di Santa Teresa, con impegno chirurgico e sociale, la costruttiva sinergia tra Impresa, Direzione Lavori e Progettista ha restituito alla collettività un importante monumento storico che grazie a nuova forma e funzionalità, rispettando i principi del restauro conservativo, rivive una nuova vitalità moderna.

Il progetto riguarda essenzialmente i lavori inerenti la struttura trasversale perpendicolare ai tre corpi di fabbrica dell’ampliamento ottocentesco del carcere (perpendicolari a nord alla parte più antica del complesso conventuale) e che attualmente sono in uso alla Facoltà di Architettura. Con questo progetto si attua il nuovo sistema distributivo dell’intero plesso didattico di Architettura che è rappresentato dal corpo vetrato I, direttamente collegato ai vecchi corpi B – A – D ed ai nuovi corpi F e G. Qui si colloca l’accesso principale di tutto il complesso universitario, caratterizzato su via della Mattonaia, da un grande ingresso in acciaio corten che immette direttamente sull’asse principale di distribuzione.
Il corpo I viene costruito ex-novo e costituisce la spina distributiva principale di tutto il complesso. Si innesta direttamente sull’ingresso principale e si sviluppa adiacente a tutto il lato nord del chiostro.

Il progetto realizzativo si è articolato in fasi esecutive ben determinate:

- Demolizioni di tutte le superfetazioni che sono sopravvenute nel corso del tempo e che servivano a collegare i tre blocchi al resto della struttura carceraria, compresa la completa demolizione dei solai e delle ex-celle corpo F, per la costruzione del corpo I e per la realizzazione di quattro grandi aule e spazi per la didattica.

- Realizzazione della nuova struttura, Corpo I, costituita da travi e pilastri in acciaio completamente indipendenti dai corpi di fabbrica preesistenti. In corrispondenza dell’estremità ovest di questo asse distributivo è individuato il blocco dei collegamenti verticali in cemento armato, che contiene i due ascensori, attorno al quale si sviluppano le scale di distribuzione del nuovo complesso. Verso il cortile della Facoltà questo corpo di fabbrica è chiuso da una vetrata continua per tutta l’altezza (15 m circa), costituita da traversi e montanti in alluminio ancorati ai nuovi solai. I solai interni si mantengono staccati dalla facciata stessa; anche sul lato opposto, lungo il prospetto di quello che era il lato nord del convento, ai livelli superiori al primo, i solai rimangono ad una distanza di circa 1,10 m dal muro esistente, in modo da non interrompere la continuità della parete. Il collegamento con il blocco F è risolto attraverso passerelle collocate nei punti di accesso. Il dimensionamento delle partizioni della facciata è studiato per adattarsi alle preesistenze (i tre corpi disposti perpendicolarmente allo stesso corpo I) che si inseriscono nella spina di distribuzione.

- Realizzazione del nuovo corpo di distribuzione G. Posto all’estremità est del corpo F, il corpo G contiene il secondo blocco per i collegamenti verticali, ascensore e scale (il primo blocco si trova, come descritto, nel corpo I): il nucleo, strutturalmente simile all’altro, viene ricavato all’interno di quella che attualmente è una piccola corte.  La nuova scala comunica con gli spazi per la didattica attraverso una zona filtro a prova di fumo e con un blocco di servizi igienici; sopra la copertura a terrazza sono localizzati i vani tecnici.

- Il progetto Impianti ha previsto un impianto di climatizzazione estiva/invernale misto a pannelli radianti a pavimento e ventilconvettori. L’illuminazione è realizzata con tubazioni incassate a soffitto, mentre nel nuovo corpo I è presente un’illuminazione di pregio a sospensione. Le opere impiantistiche generali hanno previsto una serie di interventi che riguardano essenzialmente: realizzazione della nuova Centrale Termofrigorifera, realizzazione della rete di distribuzione principale fluidi termovettori, centrale idrica e rete di distribuzione principale impianto antincendio, sistemazione e adeguamento del sistema fognario esistente, ampliamento cabina elettrica mt/bt, riorganizzazione distribuzione elettrica principale e riorganizzazione distribuzione secondaria.

Il lavoro ha preso forma e funzionalità prendendo le mosse dai principi del Restauro Conservativo, rispettando quel semplice ma fondamentale concetto conservativo di “Restaurare aggiungendo senza togliere”. Il tutto evidenziato con l’inserimento di elementi strutturali ed architettonici moderni, come la struttura continua in vetro e acciaio con elementi portanti tubolari a vista trattati con moderne e sofisticate pitture intumescenti, parapetti in vetro e acciaio sagomati e colorati, interventi che si sposano con il restauro conservativo di tutte le capriate storiche in legno, con il mantenimento e consolidamento degli intonaci antichi, spingendo il connubio fino alla progettazione moderna di giunti sismici non tradizionali integrati all’arredo.
Il complesso di Santa Teresa è attualmente un’“Opera Aperta”, c’è ancora tanto lavoro da fare per completare il restauro e rifunzionalizzazione dell’intero immobile, restano ancora congelati tutta l’ala E del carcere, la parte della chiesa e del chiostro con il giardino ed il porticato. Gli interventi mancanti sono già parzialmente progettati ed andranno a far parte di un terzo lotto attuativo non ancora messo a gara.

[di Alessia Lorenzi]