La Palazzina Reale

 

Stabilito un centro-base 'uomo', tutto, qui vediamo, cade nel raggio della sua azione. Egli è il continuo protagonista di una scena che lo ha al centro, assoluto signore, della quale gli altri personaggi sono gli elementi architettonici. Il portico e il pergolato, la fontana e il tempio, il marciapiede e il giardino, con tale dolcezza si accordano a riconoscerlo padrone, sì devotamente sono nutriti di riconoscenza per lui che, quasi messaggeri che annunciano la sua grandezza, trascesi, in questa funzione, i limiti della loro misura, assurgono al monumentale: tanto é questione di psicologia e di rapporti la grandiosità di un'opera”.  (“Lezione di Pompei”, Arte Mediterranea n.1 1934)

Queste parole di Michelucci, estratte da un articolo apparso nel n.1 di Arte Mediterranea, compaiono nel 1934, lo stesso anno che vede il maestro impegnato a portare profonde modifiche al progetto originario della Palazzina Reale contenuto negli elaborati vincitori del concorso per la Stazione di Santa Maria Novella del 1932.
Nell'impianto originario della nuova Stazione di Firenze, la Palazzina destinata ad accogliere la famiglia reale in transito per Firenze, vedeva la sua collocazione contenuta nello spessore della cosiddetta “manica lunga” ovvero la stecca prospiciente la Via Valfonda, e si distingueva essenzialmente con un diaframma staccato dal corpo principale che fungeva da sostegno per la copertura di protezione alla sosta delle carrozze.
Esigenze di ordine rappresentativo hanno indotto a far emergere la Palazzina dalla geometria iniziale tramite un volume che si distingue dall'impianto del fabbricato viaggiatori adottando un materiale diverso per il rivestimento, passando bruscamente dal bruno della pietra forte al candido delle lastre di marmo Fior di Pesco Carnico per le pareti, e Bianco di Carrara per le cornici delle aperture. Come si evince dalla lettura michelucciana di Pompei comparsa nell'articolo di Arte Mediterranea, l'impianto della Palazzina composta da pergolato, portico e fontana definiscono un percorso processionale che individua nell'uomo il centro dell'azione, la cui grandezza si manifesta nella scala urbana attraverso un'interfaccia monumentale.
I materiali che la compongono sono pregiati e la loro applicazione non indugia al decorativismo, ma anzi permette di scandire la successione di spazi attraverso cromie e texture su grandi campiture. Esemplare la soluzione degli interni dove i vestiboli e la sala Reale, dialogano attraverso l'alternanza del legno e del marmo, che scambiano le rispettive superfici di appoggio dal verticale delle boiserie all'orizzontale del pavimento, in accordo con le mutate condizioni della luce naturale che penetra negli ambienti.

Dopo un primo restauro effettuato dal Prof. Dezzi Bardeschi nel 1990 che ha riguardato prevalentemente interventi di pulitura e consolidamento del paramento lapideo esterno, in anni recenti si sono verificati problemi strutturali su un lato del portico che ha obbligato la Palazzina ad ospitare per lungo tempo opere provvisionali, contribuendo ad evidenziarne l'abbandono. Con il recente interessamento dell'immobile a fini commerciali, risvegliatosi solo dopo la riqualificazione funzionale ad opera dell'Ordine Architetti Firenze che la sceglie come sede collocando gli uffici al primo piano nel 2014, sono stati effettuati interventi opinabili ad opera della società proprietaria del monumento con l'intento di mettere in sicurezza alcune parti.
Oggi il monumento dopo 80 anni di scarso utilizzo e relativo abbandono si trova nelle condizioni inverse, ossia di un positivo processo di riuso ma anche di uno stress di adattamento che se non governato può lasciare spazio a pericolose manomissioni.

[di Roberto Masini, Presidente Ordine degli Architetti di Firenze]