Tecniche di restauro delle superfici lapidee

 

Il percorso progettuale necessario per la definizione di un efficace intervento di restauro, sia che esso riguardi l’edilizia storica monumentale che l’architettura moderna, deve necessariamente partire da un’approfondita conoscenza dell’edificio o del manufatto su cui si interviene. Per questo è indispensabile procedere, in una prima fase di lavoro, ad una campagna di analisi che permettano di definire nel dettaglio le caratteristiche dei materiali costitutivi dell’edificio e il relativo stato di conservazione, con l’obiettivo di comprendere in modo specifico com’è fatto l’edificio, com’è diventato nel corso dei diversi interventi di edificazione e successiva modifica architettonica, come sta e come potrà stare in futuro. Attraverso questo percorso di conoscenza sarà possibile individuare più efficacemente le metodologie di restauro più corrette in termini di compatibilità e durabilità.
Il restauro dell’edilizia moderna va quindi affrontato partendo dai metodi e dalle tecniche dell’edilizia storica opportunamente adattati a questi contesti, tenendo conto del fatto che, rispetto all’edilizia storica, è possibile raccogliere maggiori informazioni: spesso si può disporre del progetto originale, delle successive varianti e modifiche architettoniche, e a volte è anche possibile parlare direttamente con chi ha operato (il progettista, gli operatori, etc.). Rispetto all’edilizia storica c’è inoltre una maggiore possibilità di applicazione di tecniche, metodi e materiali innovativi (dai sistemi di consolidamento sottovuoto all’impiego di nanoprodotti e nanoattrezzature).
Nell’ambito del workshop organizzato dall’Ordine e la Fondazione Architetti Firenze, in collaborazione con Assorestauro e l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Firenze, è stata effettuata una dimostrazione pratica di alcune delle metodologie di analisi e restauro applicabili alle superfici dell’edilizia moderna. La dimostrazione è stata eseguita nelle parti accessibili dell’edificio che ci ha ospitato (la Palazzina Reale della Stazione di Santa Maria Novella) e su un edificio messo a disposizione da RFI, la centrale termica della stazione di Santa Maria Novella.
Nel dettaglio, in corrispondenza della Palazzina Reale si è proceduto all’esecuzione di analisi termografiche (finalizzate ad individuare anomalie termiche quali infiltrazioni di umidità e a comprendere dall’esterno la morfologia strutturale individuandone ad esempio i pilastri, gli orizzontamenti, le orditure di sostegno dei solai), all’analisi dell’assorbimento dei diversi materiali lapidei, all’analisi microscopica delle superfici, all’analisi pacometrica delle sole superfici delle lastre lapidee di rivestimento (per l’individuazione della posizione degli elementi metallici di ancoraggio che risultavano in parte non più efficaci tanto da necessitare di un recente intervento di riancoraggio mediante inserimento di perni dall’esterno).
Si è trattato, come detto, di una serie di analisi dimostrative che hanno permesso di comprendere preliminarmente alcune caratteristiche significative delle superfici dell’edificio. In particolare è stato possibile rilevare la presenza di un trattamento protettivo steso nell’ambito di un intervento manutentivo degli anni ’90 del XX secolo sulle superfici delle lastre lapidee in Marmo Fior di Pesco Carnico e in parte rimosso nel corso di recenti interventi di rimozione di graffiti vandalici. Sulla base di tali considerazioni sono state condotte una serie di campionature esemplificative di interventi di restauro finalizzate in particolare a individuare le metodologie più adeguate per l’intervento di pulitura delle lastre lapidee trattate col protettivo e per l’estrazione e la rimozione dei prodotti di corrosione percolati dagli elementi metallici. Le campionature sono state condotte utilizzando diverse metodologie (gel acquosi supportati, soluzione gelificata con tensioattivo non ionico, soluzione gelificata a base di agar agar, etc), metodologie calibrate sulla base del tipo di materiale di supporto e del relativo stato di conservazione.
Per quanto riguarda la Centrale Termica della Stazione di Santa Maria Novella, sono state condotte alcune analisi dimostrative quali indagini termografiche delle superfici (anche in questo caso con il duplice obiettivo di comprendere la struttura dell’edificio in relazione al sistema di solai e pilastri e individuare anomalie legate a concentrazioni di umidità), analisi stratigrafiche dei rivestimenti (funzionali a definire macroscopicamente le caratteristiche delle finiture nel corso delle diverse fasi di edificazione e modifica), analisi autoptica degli elementi architettonici (funzionali a comprendere l’evoluzione degli elementi architettonici dall’edificazione ai giorni nostri). E’ stato possibile inoltre correlare i dati emersi dalle analisi sul campo con le informazioni emerse dai documenti progettuali messi a disposizione da RFI (sia della fase di edificazione che dei successivi interventi di modifica architettonica). L’aspetto più significativo emerso da questa fase analitica è stato l’individuazione diretta sul campo delle tracce di un intervento di modifica che ha interessato la centrale negli anni ’70 del XX secolo e che ha portato alla stesura di un nuovo intonaco tinteggiato di rivestimento sulle superfici dell’intero edificio (ricoprendo la finitura originale degli anni ’30 rilevata mediante i saggi stratigrafici) e alla modifica del sistema di aperture del fronte su via delle ghiacciaie (come emerso analizzando i punti di rottura e innesto dei cordoli in travertino di riquadratura delle finestrature).
Le analisi hanno inoltre permesso di rilevare in generale fenomeni di degrado quali depositi superficiali e patine biologiche sugli elementi in travertino, graffiti vandalici su intonaci, lapidei, vetrate ed elementi metallici, ossidazione degli elementi metallici, depositi coerenti sulle superfici pavimentali interne. Sono state quindi condotte alcune campionature esemplificative (quali pulitura con impiego di preparato polimerico a base acquosa, con gel supportanti a base di agar agar, con polpa di carta e soluzione satura di carbonato d’ammonio; impiego di miscele opportunamente formulate per la conversione dei prodotti di corrosione e per la finitura degli elementi metallici), finalizzate ad eliminare le problematiche di degrado sopradescritte con metodologie opportunamente calibrate anche in questo caso sia sulla base del tipo di materiale costitutivo che del relativo stato di conservazione.

[di Rossana Gabrielli, Francesco Dall’Armi]

 

 

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