Il Ponte di Carlo a Praga

  

Il Ponte Carlo è il ponte in pietra commissionato dal Re di Boemia e del Sacro Romano Impero Carlo IV all’architetto Petr Parlér, autore anche della Cattedrale di San Vito e del Castello di Praga. La sua costruzione iniziò nel 1357 e terminò nel 1402 – per sostituire il Ponte di Giuditta che era stato spazzato via da una piena del fiume Moldava nel 1342.

Il ponte, lungo 515,76 metri, largo 9,40-9,50 metri e alto 13 metri sul livello dell’acqua, è sostenuto da 16 arcate distanti fra loro da 16,62 a 23,38 metri. I pilastri non poterono essere posati sulla roccia perché troppo profonda e per questo motivo vennero utilizzate macine di mulino in pietra sostenute da cataste di quercia. Il ponte è stato costruito con blocchi di diversi tipi di arenaria, mentre la maggior parte dei pilastri è in mattoni.
Nel 1966-1967 un’ispezione rivelò che il ponte era danneggiato e presentava delle piccole fenditure, che permettevano l’entrata all’acqua piovana e ai sali utilizzati per la manutenzione stradale durante i lunghi periodi invernali. Si decise di intervenire.

A partire dal 2001 fu necessario ripensare a nuovi interventi: infatti l’impermeabilizzazione effettuata negli anni ‘60 presentava alcuni problemi e non riusciva più a impedire l’ingresso dell’acqua, con tutte le conseguenze negative sulla struttura.
Nel 2004-2005 i diversi soggetti tecnici coinvolti nel restauro trovarono un accordo sugli interventi da effettuare e, dopo analisi approfondite e sopralluoghi, nel 2005-2006 si iniziò ad ancorare i primi due pilastri (l’ottavo e il nono partendo dall’entrata di Màla Strana) a sarcofaghi in calcestruzzo.
La riparazione delle murature del ponte si prospettò da subito la parte più complessa e delicata dell’intera opera. Ogni blocco di pietra fu ispezionato da tecnici esperti per decidere se doveva essere conservato, dopo essere stato pulito, oppure sostituito con uno nuovo.

I lavori sulla parte superiore del ponte sono iniziati nell’agosto 2007 e sono durati circa tre anni.
Nella prima fase di riparazione dei pilastri sono stati risolti due diversi problemi.
Il primo ha riguardato la corretta formulazione chimica della malta da utilizzare sotto il livello dell’acqua, che doveva essere in grado di resistere al contatto permanente con l’acqua e avere un’elevata resistenza all’abrasione, senza danneggiare la pietra naturale.
La proposta iniziale - non approvata però dalla Soprintendenza - consigliava l’utilizzo di una miscela di adesivo epossidico MAPEPOXY o un composto speciale formulato con l’additivo antidilavamento RESCON T (entrambi commercializzati da Rescon Mapei AS - Norvegia). In seguito, dopo aver realizzato una protezione in palancole attorno ai pilastri, per il ripristino e le riparazioni è stato deciso di utilizzare la malta tissotropica fibrorinforzata MAPEGROUT T60.
Il secondo problema consisteva nel reperire i prodotti più idonei per la sostituzione delle malte per la posa e la stuccatura dei blocchi di arenaria sopra il livello dell’acqua.
Dopo una serie di test eseguiti nei laboratori R&S Mapei e direttamente in loco, il legante non cementizio MAPE-ANTIQUE LC con aggregato prodotto nella Repubblica Ceca è stato considerato il miglior prodotto in grado di garantire le richieste fatte dai committenti.

In questo caso è stato utilizzato MAPE-ANTIQUE LC, resistente ai sali, legante idraulico a base di calce ed eco-pozzolana, esente da cemento, miscelato con inerti locali in varie granulometrie per riprodurre la malta originale. MAPE_ANTIQUE I, super-fluido, resistente ai sali, legante idraulico fillerizzato, a base di calce ed eco-pozzolana è stato utilizzato per il consolidamento di murature mediante iniezione di alcune sezioni dei pilastri del ponte.