Tecniche avanzate per la conservazione di superfici decorate

  

La pulitura laser ha guadagnato negli ultimi anni una posizione di primo piano tra le tecniche di pulitura per la conservazione dei Beni culturali. L'uso del laser per il restauro di opere d’arte è iniziato negli anni '70 ma la tecnica ha effettivamente cominciato la sua ascesa alla fine degli anni '90, quando studi scientifici hanno convalidato l'efficacia dell'utilizzo di un fascio laser per la pulitura di Beni Culturali. I parametri di emissione dei laser sono stati ottimizzati per garantire una pulitura sicura ed efficiente dei vari substrati. La pulitura laser è stata inizialmente applicata solo per la rimozione di croste nere da marmi bianchi, ma, grazie all'innovazione tecnologica e al background di studi scientifici, il suo uso è stato esteso ad altri materiali come i metalli, i bronzi dorati, il legno, la ceramica e i dipinti murali. Uno dei primi casi studio di pulitura laser sulle pitture murali risale agli inizi del 2000 e si è svolto a Siena all'interno del complesso di Santa Maria della Scala nelle due sale dipinte della Sagrestia Vecchia e della Cappella del Manto. Uno dei più antichi ospedali europei aperti circa 1000 anni fa e funzionante fino a 70 anni fa, Santa Maria della Scala è stata gradualmente trasformata in un museo. Le pareti e le volte della Sagrestia Vecchia sono state dipinte da Lorenzo Vecchietta tra il 1446 e il 1449 con scene del Vecchio e Nuovo Testamento. I dipinti sono stati, in passato, completamente ricoperti con strati di scialbo.

Usata come stanza di pronto soccorso, la Cappella del Manto presenta tre campate divise in volte a crociera dipinte da Cristoforo di Bindoccio e Meo di Pero nel 1370. Ancora una volta, in passato, i dipinti erano stati quasi completamente ricoperti di intonaco. Tecniche chimiche e manuali tradizionali si sono dimostrate infruttuose nella rimozione dello scialbo perché questo era tenacemente attaccato ai pigmenti sottostanti. Per questo motivo, i restauratori hanno pensato all'uso innovativo di laser. Prove preliminari sono state condotte utilizzando due sistemi con durata dell’impulso ottimizzata: utilizzati insieme o uno per uno, questi sistemi hanno portato alla rimozione efficace dello scialbo, rivelando, senza danneggiarli, gli affreschi sottostanti.

Dopo questo primo risultato positivo, la pulitura laser è stata ampiamente applicata per la pulitura di affreschi e dipinti murali anche in ambienti molto particolari ed estremi come le catacombe. Un interessante caso studio riguardante ambienti ipogei è la Catacomba di Domitilla, a Roma, in particolare la "nicchia dei fornai", che si trova al primo piano delle catacombe. Le sue pareti sono riccamente affrescate, spesso con ridipinture a secco. Il microclima all'interno delle strutture ipogee delle catacombe è di solito abbastanza stabile, con elevata umidità relativa tra il 96% e il 100%, e temperature intorno ai 14-17 ° C durante tutto l'anno. Uno dei problemi più comuni del degrado superficiale in questi ambienti riguarda la precipitazione e cristallizzazione di carbonato di calcio che viene a coprire gli affreschi quasi interamente. Un esempio di tale degrado è la tipica pellicola scura che copre le volte e le pareti superiori delle stanze che può variare da film sottili a strati molto spessi.

Negli ultimi venti anni, la rimozione di queste incrostazioni è stata effettuata principalmente manualmente, cercando di rimuovere la maggior parte della concrezione, proteggendo, allo stesso tempo, il dipinto originale. Tuttavia, i risultati ottenuti con tale metodo non si sono dimostrati soddisfacenti in quanto non comportano la completa pulitura della superficie. Pertanto, dopo gli usuali test preliminari di pulitura, due sistemi laser con durata dell'impulso ottimizzata sono stati utilizzati per la rimozione della pellicola nera. La pulitura è risultata estremamente soddisfacente e ha riportato alla luce gli splendidi colori dei dipinti originali. Il laser è stato in grado di salvaguardare tutte le diverse tonalità di colore, dal rosso all'ocra, dal bianco al verde.

Un problema simile di conservazione è stato affrontato nel complesso romano del primo secolo D.C. della Basilica sotterranea di S. Maria Maggiore a Roma. Si tratta di un bellissimo e affascinante tempio ipogeo decorato con stucchi pregiati e affreschi, composto da una sala a tre navate che venne distrutto e sepolto pochi decenni dopo il suo completamento. Anche qui, il laser è dovuto intervenire per la rimozione di spessi strati di carbonatazione mineralizzata che oscuravano e coprivano le preziose raffigurazioni.

Grazie all'esperienza maturata nei primi interventi di pulitura laser su dipinti murali la tecnica è stata di recente applicata su molti altri dipinti murali importanti come nella Villa dei Misteri a Pompei, nella cappella maggiore della Basilica di Santa Croce a Firenze, nelle Catacombe di Santa Tecla a Roma.

Forti di queste esperienze positive, questa tecnologia avanzata per la pulitura di superfici decorate è stata applicata con successo in altri complicati interventi fuori d'Italia, come sulle pitture murali del tempio di Mut a Jebel Barkal in Sudan, sui dipinti funerari delle tombe di Xi`an e sulle pareti del monastero di Quqa (Xinjiang) in Cina.

 

[di Laura Bartoli e Alessandro Zanini]