CASTELLO DI UGENTO a Lecce

RESTAURO E RISANAMENTO

 

Il castello di Ugento è ubicato nell’area settentrionale della città ed occupa un’area di forma quadrangolare. L’edificio, posto nel punto più alto del tessuto urbano, chiudeva il circuito murario nel punto più debole, contribuendo alla difesa del centro con le due torri circolari di nord trasformate, per ricevere i pezzi di artiglieria, dal Pandone utilizzando le scarpe di quelle angioine dopo la distruzione del centro e del castello da parte dei turchi nel 1537.
L’edificio castellano è una compatta struttura in muratura di tufo locale, realizzata in tempi diversi, una volta al margine estremo nord dell’abitato, disposta su una vasta area a pianta quadrangolare. La sua riconversione in residenza gentilizia, deve ascriversi ai d’Amore che acquistano il feudo nel 1643, quando ormai l’immobile aveva perso la funzione difensiva.
Ritenuto uno dei manieri più importanti di Terra d’Otranto, nei cui confronti i sovrani angioini mostrarono sempre una particolare predilezione, l’edificio conserva il suo carattere organico ed unitario di polo di difesa, tipico delle grandi fabbriche edificate in età premoderna.

METODOLOGIA

Il progetto di restauro del Castello di Ugento, la sua riconversione, oltre a valorizzare il manufatto oggetto di intervento, permette di rivisitare l’esistente con il linguaggio dell’architettura contemporanea, creando una stratificazione con le architetture del passato che conduce verso gli interventi del futuro. Ispirato all’idea del “connubio” tra storico e contemporaneo, propone un sapiente gioco di equilibrio nell’utilizzo di materiali e scelte progettuali. Il linguaggio architettonico conduce il visitatore in una sequenza narrativa suggestiva tramite l’alternarsi di volte stellate lasciate a vista nella loro tessitura in pietra naturale tipica del territorio e lunghi ambienti voltati a botte resi suggestivi dal gioco di illuminazione che rende unico e fortemente caratterizzante l’intervento.
Nel progetto si è valutata la compatibilità a scala architettonica, verificando che la funzione prescelta non arrecasse uno stravolgimento della consistenza fisica e formale del manufatto da restaurare, né delle strutture portanti e che la funzione prescelta fosse culturalmente compatibile con il bene oggetto di intervento. Nella definizione dell’impianto funzionale, si è tenuto conto, inoltre della necessità di avviare processi di rigenerazione del contesto urbano circostante. Ed è per questo che l’intervento di recupero ha previsto una commistione di funzioni individuate in un museo realizzato al primo piano nei locali affrescati, in una scuola di cucina internazionale e in un albergo realizzati negli ambienti al piano terra e in parte del primo piano nell’ala denominata delle “alcove”.
Da un punto di vista rigorosamente tecnico, gli interventi sono stati individuati,descritti e rappresentati in riferimento alle varie tipologie di manufatti esistenti(murari, lignei, in acciaio e calcestruzzo armato, etc.), in riferimento ai vari materiali(lapidei, lignei, metallici, etc.) ed in riferimento al particolare stato di conservazione(dissesti, degradi e alterazioni, etc.).
Un ruolo importante, nella scelta delle tipologie tecnico‐operative da privilegiare, è stata attribuita al criterio del minimo intervento, alla compatibilità dimostrata e collaudata dei prodotti da impiegare, alla reversibilità ove perseguibile. L’obiettivo strategico prescelto è stato quello di non alterare l’opera e la sua consistenza costruttiva, optando preferibilmente per tecniche non distruttive e non invasive, nella considerazione realistica del rapporto fra mezzi e scopi e delle istanze di sicurezza e conservazione del costruito.
Sul piano metodologico ed operativo il progetto di restauro è stato articolato secondo tre categorie o fasi ben distinte: quelle volte ad assicurare la sicurezza strutturale(consolidamento statico), quelle indirizzate a inibire e contenere i processi degenerativi dei materiali (conservazione dei materiali) e quelle rivolte alla rimozione o aggiunta di parti e di elementi, laddove tali interventi sono ritenuti indispensabili per esigenze funzionali o di fruizione (reintegrazione).
Infatti tutte le scelte progettuali hanno tenuto conto della volontà di limitare gli interventi alla semplice e indispensabile riqualificazione e riorganizzazione funzionale degli ambienti interni, laddove possibile. In presenza di parti crollate, distrutte o notevolmente alterate si è posta la necessità, di assicurare efficienza e affidabilità ai manufatti interessati. In tal caso l’intervento si è tradotto nell’adeguamento tecnologico e correlativa realizzazione di opere (tramezzature, pavimentazioni, controsoffittature, e altro) che introducono nuovi elementi nella compagine interna ed esterna dell’opera. In questo caso, come per ogni altra tipologia d’intervento dell’universo industriale, vale il principio della diversa durabilità dei prodotti moderni rispetto a quelli del passato pre‐moderno e quindi della necessità di eseguire interventi di dotazione tecnologica senza apportare distruzioni della materia antica.

 

GLI INTERVENTI

Nel dettaglio, le operazioni tecniche necessarie allo scopo sono consistite in un programma articolato relativo a molteplici e complesse attività, comportanti:

  • il consolidamento di archi e volte, con la sigillatura delle lesioni ed apposizione sugli estradossi di cappe di materiali fibrosi resistenti opportunamente ancorati al perimetro delle strutture arcuate e resi solidali con resine.
  • il rinforzo delle connessioni fra i componenti strutturali dell’edificio che, pur contribuendo marginalmente alla stabilità globale della costruzione, in caso di evento sismico possono assumere un ruolo determinante.
  • L’apposizione di piattabande con coppia di putrelle e tiranti nelle aperture (vani porte e finestre);
  • Il trattamento e la bonifica dei paramenti murari con la ripresa delle parti crollate;
  • la realizzazione di cordoli sommitali in acciaio, ove se ne ravvisi la necessità;
  • la liberazione di alcune arcate al piano terra per ripristinare l’aspetto originario;
  • la chiusura di alcuni vani e l’apertura di nuovi, come da progetto architettonico, e la rivisitazione di quelli manomessi nel tempo;
  • il recupero, il restauro e la reintegrazione degli elementi lapidei delle balaustre, delle pavimentazioni esterne ed interne e delle volte;
  • il ripristino degli intonaci interni;
  • il restauro e la integrazione di cornici ed ornie sulle aperture
  • la esecuzione dei servizi igienici;
  • la realizzazione di pannellature divisorie come tramezzature;
  • la realizzazione di ascensori;
  • la posa in opera dei pavimenti nuovi e dei rivestimenti;
  • la posa in opera di infissi in legno;
  • la raccolta e lo smaltimento delle acque meteoriche;
  • l’impermeabilizzazione e la integrazione dei manti con coppi e canali;
  • le tinteggiature interne;
  • la pulitura, il consolidamento e la velatura degli intonaci;
  • il restauro delle volte decorate compresa la fascia di contorno sulle pareti
  • la sistemazione del patio e delle corti.
  • la realizzazione di soppalchi con strutture in ferro e tavolato in legno
  • la realizzazione di una serra bioclimatica
  • la realizzazione di un percorso di accesso dall’area della torre crollata

 

RESTAURI AFFRESCHI

Il castello, è impreziosito da un ciclo di affreschi barocchi che documentano un notevole programma iconografico con soggetti attinti dalla mitologia, dalla storia e dalla letteratura che si intrecciano alla storia e al vissuto dei feudatari,  e rappresenta uno dei rari esempi, esteso a quasi tutto il piano nobile, sopravvissuto nelle residenze  feudali del Salento. Le decorazioni pittoriche ora in fase avanzata di restauro sono ascrivibili ai fratelli Nicola e Francesco d’Amore e sono state realizzate a partire dal 1694, come documenta la data posta sotto una scena dipinta assieme alla presunta firma dell’autore, (sono poche lettere leggibili che vanno indagate  con successivi saggi), e furono concepite per celebrare l’avvenuta affermazione sociale dei committenti che avevano acquistato il feudo nel 1643; per una corretta interpretazione le scene - come era in uso all’epoca - sono esplicitate con didascalie dettate dal committente in terzine molto raffinate che documentano la cultura e la vena  poetica del feudatario.

Per gli affreschi sono state effettuate le seguenti lavorazioni:

  • le operazioni preliminari al consolidamento ed alla pulitura con rimozione dei depositi superficiali incoerenti a secco.
  • il discialbo meccanico e/o chimico delle decorazioni.
  • il pre consolidamento della pellicola pittorica o alla delaminazione di tutte le superfici.
  • la pulitura finalizzata all’asportazione delle eventuali ridipinture considerate incongrue o soprammesse e prive di riscontri di valore storico o artistico.
  • la stuccatura di lesioni e lacune è stata effettuata con malta di calce.
  • l’intervento di ripresentazione estetica delle lacune e delle abrasioni della pellicola pittorica con velatura di colore all’acquerello.
  • per gli stucchi la ricostruzione di decorazioni delle parti lineari più semplici e dei rilievi di spessore minore.
  • la revisione cromatica delle parti ricostruite.

Gli stucchi e i rilievi all’interno della scala sono attualmente sotto scialbo, l’obiettivo è finalizzato alla conservazione dei materiali, delle finiture originali ed al risarcimento delle lacune del modellato in stucco. L’intervento consisterà nella rimozione degli strati soprammessi, quali scialbi, rasature e tinteggiature, l’operazione prevede la conservazione delle finiture originali dei modellati in rilievo.

 

RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI

Le indagini condotte al piano terra del Castello dei Principi d’Amore, hanno messo in evidenza i resti di un preesistete maniero, probabilmente di età Normanna. L’edificio fortificato potrebbe essersi sviluppato da un insediamento del tipo “motta”. La parte sommitale della serra, sulla quale è stato costruito il maniero, ha costituito, fin dall’antichità, il luogo ideale per un insediamento difensivo. La motta iniziale di Ugento, doveva essere costituita dal torrione circolare e da un sistema difensivo che allo stato attuale degli studi non si può definire. In una fase successiva, la motta deve essersi trasformata in un vero e proprio castello fortificato, anche se di dimensioni non straordinarie, a causa dello spazio limitato dalla morfologia della zona. I saggi di scavo, sono tutti localizzati al piano terra del Castello, dove è stata operata una preliminare rimozione del piano pavimentale originario. Tra i ritrovamenti più interessanti l’opera muraria di maggior rilievo è rappresentata dal torrione circolare. La torre circolare è stata realizzata con i blocchi, probabilmente, recuperati dalle mura messapiche della città, successivamente legati con malta. La struttura turrita è composta da sette corsi di blocchi tutti rilavorati e messi in opera con precisione millimetrica. Secondo quanto emerso dagli scavi, la torre circolare è stata costruita direttamente sulla roccia geologica per avere fondazioni più resistenti e stabili. Nella parte bassa, il paramento murario è stato danneggiato e riparato in antico. Nell’area nord-est, si evidenzia una struttura in relazione con le mura: potrebbe essere una seconda torre in opera poligonale. Accanto ad essa, era stato costruito un ingresso monumentale composto da un ambiente voltato. La torre è il nodo centrale delle indagini, probabilmente, in fase con il primo impianto castellare, nel periodo normanno.
Alla torre circolare viene addossato un muro interno che si collega alla torre nord (tra l’ambiente 7 e l’ambiente 8) e che presenta un arco, forse di rappresentanza, in opera rifinita.
Successivamente alla fase normanna, segue una fase insediativa ulteriore. Il castello viene ampliato con strutture apparentemente più povere sia nella zona sud-est (ambiente 6) che in quella nord (ambiente 8), costituite da pietre legate con bolo.
Alla fine del 1500, il Castello viene completamente ricostruito; le strutture medievali, costituendo una stabile e resistente base d’appoggio, vengono inglobate e non distrutte. Il castello normanno è interrato e foderato dagli impianti rinascimentali. Nella zona nord, con ogni probabilità, alle torri e alle mura esistenti si addossano le cisterne, oggi ipogee; sopra queste ultime, viene costruito l’alzato.
Durante gli scavi in alcuni ambienti sono stati rinvenuti frammenti ceramici ben conservati, talvolta anche vasi quasi completamente integri o ricostruibili,reperti in bronzo, tra cui un bottone, e svariati altri frammenti come alcune placche in lega metallica piuttosto ossidate.

[di Rosa Carafa, Vincenzo Guadagno, Enrico Carafa]