Restauro di Pinnacoli

alla Certosa di Pavia

 

Oggetto del nostro intervento sono state un insieme di opere indifferibili e urgenti volte a garantire in varie parti del Monumento Certosa di Pavia: sacrestia, biblioteca, ala dell’orologio verso il chiostro grande, chiostro piccolo, transetti e presbiterio della chiesa, la conservazione di coperture, comignoli, pinnacoli, murature e intonaci interessati da fenomeni di degrado e danneggiamento, dovuti, sia agli agenti atmosferici, sia alla scarsa manutenzione. (figura 1)
I pinnacoli, presentavano un avanzato stato di degrado biologico sulla pietra, sulla superficie intonacata e sulla muratura dei coni. L’attacco dei biodeteriogeni si manifestava sotto forma di alghe, muschi, licheni e vegetazione infestante, con i conseguenti effetti di alterazioni cromatiche, abrasioni, e pressioni meccaniche sulla superficie e in profondità. (figure 2-4)
La continua esposizione agli agenti atmosferici negli anni ha innescato un processo naturale ed irreversibile di erosione lenta e continua, causando la perdita di notevoli porzioni di pietra. L’estensione delle lacune ha caratterizzato le proprietà fisiche del materiale lapideo e influenzato la staticità del manufatto. (figure 5 e 6)
Negli elementi lapidei, lo stemma, le colonne del loggiato, gli elementi laterali del rosone e alcune cornici realizzati per lo più in pietra di Angera, con alcuni inserti in granito e ceppo gentile evidenziavano una modificazione dello strato superficiale, ben distinguibile per caratteristiche morfologiche e cromatiche dal substrato originale per la presenza di croste nere, depositi di sporco coerenti, sigillature incongrue, fessurazioni e fenomeni di biodeterioramento. (figure 7-9)

L’intervento
Dopo una valutazione dello stato di degrado generale e di ogni singolo componente architettonico ornamentale, si è intervenuti con l’obbiettivo di proteggere la naturale materia del manufatto, di risanare le superfici e allo stesso tempo riportare ad una lettura corretta dell’apparato decorativo conservando la sua storia. L’obiettivo è stato mantenere un equilibrio tra la rimozione dei depositi coerenti e croste nere e la fondamentale conservazione della patina formatasi durante la vita del manufatto e facente parte dunque del manufatto stesso. (figura 10)

Disinfestazione e disinfezione biodeteriogeni
Le aree con presenza di microorganismi autotrofi e/o eterotrofi sono state trattate con biocida ad ampio spettro mediante applicazione a spruzzo in diluizione come da scheda tecnica e asportati nella fase successiva di pulitura con acqua deionizzata a bassa pressione. (figura 11)

Pulitura
Dopo una pulitura con acqua deionizzata di tutte le superfici, si è proseguito sui depositi di sporco coerenti con l’applicazione di impacchi chimici e per l’alleggerimento delle croste nere più tenaci con azioni localizzate mediante micro- sabbiatrice di precisione. (figure 12-14)

Consolidamento
L’intervento di consolidamento e rinforzo strutturale si è svolto nel modo seguente: Applicazione fino a rifiuto di silicato di etile insistendo prevalentemente nelle aree che presentavano una notevole riduzione degli spessori originari con lo scopo di renderle più compatte e tenaci; successivamente si è operato ricreando gli spessori della pietra utilizzando malte strutturali e appositi tessuti in acciaio differenziando il materiale per le colonne e gli archi.
Per la ricostruzione delle porzioni di colonne è stata utilizzata una malta tixotropica di ripristino annegando al suo interno un tessuto di rinforzo strutturale, unidirezionale formato da micro-trefoli di acciaio ad altissima resistenza galvanizzati, fissati su una micro-rete in fibra di vetro. (figure 15-20)

Fasciature di rinforzo strutturale
Come già previsto in fase progettuale, si è reso necessario rinforzare con catene di contenimento la parte esterna in pietra tra i capitelli e il cono in cotto dei pinnacoli.
Previa preparazione delle superfici di posa, l’intervento è stato eseguito utilizzando una fibra di acciaio galvanizzato ad altissima resistenza, fissata su micro-rete di fibra di vetro e adesivo minerale epossidico (h. delle fasce variabile mm. 60/100 circa).
Per attenuare l’impatto visivo del nuovo elemento inoltre sulla resina ancora fresca si è proceduto con una spolveratura con sabbia silicea e pitturazione finale con idoneo prodotto ai silicati dello stesso colore del materiale lapideo circostante. (figure 21-27)

Stuccatura
Dopo l'accurata rimozione di malte, intonaci, residui di precedenti interventi e sigillature, con l'ausilio di martellinatura manuale eseguita con cautela si è potuto procedere con la sigillatura delle fughe e delle lacune con malte speciali atte ad impedire l'infiltrazione di acqua e a solidarizzare gli elementi lapidei. Nei casi di fratturazioni e fessurazioni con l'impiego di resina epossidica e/o imperniatura con barre di acciaio inox o vetroresina si è operato alla riadesione delle parti. (figura 28)

[di Luca Zappettini]