DEUMIDIFICAZIONE ELETTROFISICA

All’Università degli Studi di Roma La Sapienza

  

L’edificio, progettato dall’architetto razionalista Giovanni Michelucci nel 1932 e inaugurato, assieme con altri edifici inseriti all’interno della città universitaria di Roma La Sapienza, nel 1935, è un esempio di architettura razionalista italiana, con un ossatura in cemento armato che disegna un aspetto esterno schematico e rigoroso, rivestito di travertino in facciata.
La città universitaria, situata nel quartiere di San Lorenzo vicino alle importanti stazioni ferroviarie di Roma Termini e Tiburtina, è una delle principali espressioni del razionalismo italiano, la cui direzione dei lavori e coordinamento fu affidato all’architetto e urbanista romano Marcello Piacentini. Un portale monumentale offre una prospettiva verso la piazza principale detta Piazzale della Minerva nella quale spicca per austerità il fronte del palazzo del rettorato, opera dello stesso Piacentini. Le testate laterali del piazzale sono costituite a nord dal palazzo del Dipartimento di Scienze della Terra di Michelucci e a sud dal palazzo del Dipartimento di Matematica di Giò Ponti. Entrambi gli edifici sono rivestiti in facciata da lastre di travertino e seguono canoni estetici tradizionali che si adeguano all’impronta nazionalista e razionalista dettata dall’architetto Piacentini.

Il fronte principale del palazzo del Dipartimento di Scienze della Terra è semplice, lineare e speculare. Presenta due scalinate laterali che conducono agli atri principali di accesso, rialzati su podi e scavati in facciata. La loggia scavata si ripete anche nei due piani superiori creando due fasce laterali che caratterizzano la facciata e la arricchiscono con giochi di luce e ombra. La parte centrale è ritmata da quattro ordini di aperture: i primi tre sono costituiti da aperture rettangolari mentre l’ordine superiore da aperture più piccole e a sviluppo orizzontale. Il volume è infine cinto da una delicata modanatura di colmo nella parte superiore.
In pianta l’edificio si compone di due corpi. Il primo, prospiciente il piazzale, ha un classico sviluppo planimetrico con corte centrale rettangolare; si sviluppa su tre piani completamente fuori terra e un piano seminterrato, e accoglie al proprio interno tutti gli ambienti per studenti e insegnanti, come sale conferenze, aule, biblioteca etc. Il secondo volume si sviluppa a partire dall’angolo nord est del primo e ha una pianta rettangolare allungata; contiene al suo interno i musei di mineralogia e geologia. Un corridoio a L collega i due edifici creando un secondo cortile.

Nel 2015 nel piano seminterrato e nei suoi locali adibiti ad archivio, si sono riscontrati dei fenomeni di degrado dovuti all’umidità, che interessavano le murature e che sono stati attribuiti a problemi di risalita capillare dell’acqua proveniente dal terreno sottostante l’edificio. Questo particolare fenomeno è dovuto alla caratteristica polarità delle molecole dell’acqua capaci di interagire con i materiali lapidei costituenti la muratura, anch’essi polari e quindi idrofili. A causa di forze elettriche l’acqua viene attratta all’interno dei micropori, detti capillari, presenti nella muratura, e per adesione migrano in questo modo verso l’alto, trasportando durante il loro percorso i sali incontrati. Il problema interessa i muri e le loro finiture sino alla quota di circa 1,50m; la risalita si arresta quando l’adesione capillare non riesce a contrastare la forza di gravità. L’evidente degrado che ne risulta nelle murature, causato principalmente dai sali, è caratterizzato da significativi distacchi e rigonfiamenti dell’intonaco, con successiva perdita di materiale. L’acqua presente nelle pareti inoltre evapora nei locali interferendo con la salubrità degli ambienti e con la conservazione dei volumi contenuti nell’archivio. Le murature umide sono inoltre potenzialmente interessabili da fenomeni di attacco biologico.
Suddette ragioni hanno portato l’Università di Roma la Sapienza, prima di procedere con il restauro delle finiture, a muoversi innanzitutto per un intervento che si proponesse di risolvere il problema della risalita capillare di acqua nelle murature. L’intervento è propedeutico ad un qualsiasi rifacimento degli intonaci, i quali, anche se nuovi e più macroporosi rispetto a quelli esistenti, rischierebbero di degradarsi in tempi brevi. I gestori dell’edificio si sono affidati alla Tecnova Group per l’installazione di un dispositivo di deumidificazione elettrofisico. Questo dispositivo viene installato all’interno dei locali e collegato ad una presa elettrica. Esso promuove una risoluzione del problema agendo attraverso la generazione di impulsi elettromagnetici che disturbano le interazioni elettriche tra l’acqua e la muratura. Questo sistema impedisce l’adesione capillare e quindi la risalita, relegando l’acqua a livelli bassi nell’edificio.
Prima dell’installazione del dispositivo si è proceduto ad un’analisi del sito e dello stato di fatto, con la misurazione in vari punti della quantità di acqua nelle murature a differenti altezze. A questa prima fase di conoscenza è seguita l’installazione di due dispositivi con raggio d’azione di 15 e 10 metri nel Luglio 2015. Durante il processo di deumidificazione è necessario che il gestore dell’immobile favorisca dei ricambi d’aria negli ambienti oggetto di intervento, il mantenimento di una temperatura di 20°C e un livello di umidità relativa del 65%.
Ad un anno dall’installazione del dispositivo si è proceduto con dei campionamenti nella muratura per effettuare un monitoraggio dell’andamento del prosciugamento volto al controllo del contenuto di umidità dell’intonaco mediante analisi ponderale e della tipologia di sali presenti nella tessitura muraria. Sono stati così prelevati dei campioni di materiale tramite piccoli carotaggi del diametro massimo di 10mm e profondità massima di 10cm. Dai campioni prelevati è stato poi determinato il valore di umidità attraverso il metodo ponderale con verifica termo-igrometrica. Tale metodo prevede il calcolo della differenza di peso tra il peso del campione allo stato umido e la pesatura del campione essiccato tramite un processo a temperatura controllata non superiore ai 110°C.
I risultati ottenuti sono stati poi comparati con i dati dell’analisi ponderale eseguita rilevati durante il montaggio del dispositivo del Luglio 2015. I grafici delle comparazioni mostrano la diminuzione del contenuto di acqua nella muratura. I contenuti di acqua nella muratura nei vari campioni oscillano in valori compresi tra il 5,9% e il 13,8% e sono dunque ancora sopra il livello fisiologico della muratura che si attesta tra il 2% e il 4%. L’intervento dunque è ancora alla sua fase iniziale e si dovrà aspettare i futuri monitoraggi per avere ulteriori riscontri. Una volta ottenuta un’umidità della muratura adeguata si potrà procedere con il restauro dell’intonaco e delle finiture degradate.

[di Giorgio Di Ludovico – testo di Alessandra Ledda]