Fondaco dei tedeschi

 

Dopo il Palazzo Ducale, l’edificio che spicca per vastità sul Canal Grande è l’ex Fondaco (o fontego) dei Tedeschi, in prossimità di Rialto. In funzione sin dal 1228, era il deposito commerciale e il mercato per le merci provenienti dal Nord Europa e vi erano stanze dove potevano alloggiare i mercanti e i visitatori di spicco dell’area tedesca (come ad esempio Dürer). Al suo interno vi erano due sale per le refezioni (una estiva e una invernale), molte sale per riunioni, e tutto ciò che era necessario a una colonia di stranieri racchiusa su di sé. Era allo stesso tempo un monastero, una comunità commerciale e un vero villaggio. Il fontego dei Tedeschi, ricostruito a spese della Serenissima nel 1505 a seguito di un incendio, sorgeva immediatamente a ridosso del più importante nodo mercantile della città ed era integrato funzionalmente nella rete di distribuzione commerciale mediante una serie di botteghe al pianterreno allineate sulle due calli limitrofe. Il fondaco manteneva però inevitabilmente un rapporto privilegiato con il transito acquatico sul Canal Grande, ben visibile nell’organizzazione del prospetto in tre sezioni, la centrale delle quali è qualificata al pianterreno da un alto e profondo portico a cinque arcate, aperto sulle acque ad accogliere uomini e cose. Questa facciata era un tempo decorata da affreschi di Giorgione, mentre ve ne era un’altra che dava su una delle calli su cui vi erano degli affreschi di Tiziano, anch’essi oggi perduti. Le pareti del cortile interno erano invece ritmate da una fitta serie di archi, progressivamente ridotti in altezza, che si aprivano su spazi porticati e loggiati, svuotandone e alleggerendone così la massa muraria. Le modifiche più significative all’edificio sono state effettuate durante i lavori di restauro eseguiti tra il 1928 ed il 1939, per adeguarlo alla nuova funzione di sede delle Poste centrali. Le strutture furono consolidate con l’inserimento nelle murature di elementi strutturali in cemento armato che si sostituirono a queste nella portanza del carico, furono sostituiti o rinforzati i solai e fu completamente sostituita la copertura con una in travi reticolari in c.a.

Attualmente l’edificio è di proprietà del gruppo Benetton, grazie all'intervento di restauro e recupero funzionale progettato dallo studio OMA, il Fondaco dei Tedeschi è stato trasformato in uno spazio commerciale, ospitando negozi della catena del lusso LVMH a cui si affiancano alcuni spazi a fruizione pubblica.
I lavori di restauro sono stati affidati alle imprese Rizzani de Eccher e Sacaim, ed hanno riguardato una serie di interventi tra cui i più interessanti sono sicuramente il restauro e sollevamento della copertura originale per il sottostante alloggiamento di un nuovo spazio polifunzionale e la creazione della vasca di protezione dell’intero edificio dall’ ”acqua alta”, fenomeno ricorrente e stagionale a Venezia.

ll progetto di OMA ha previsto uno spazio contenitore per eventi aperti al pubblico elevando la copertura in acciaio e vetro del XIX secolo a creare un nuovo volume. I lavori hanno previsto il sollevamento della copertura preesistente di 1,6 m, appoggiandola su pilastri in acciaio in sostituzione di quelli originali più corti, ma con la medesima sezione. Un secondo ordine di pilastri è stato affiancato a supporto di questi ultimi per garantire una certa stabilità alle oscillazioni sismiche. La copertura ottocentesca è stata smontata e portata in officina dove sono stati verificati i profili, le chiodature, i tiranti e tutti gli ancoraggi. Gli eventuali elementi o connessioni deboli sono stati sostituiti o irrobustiti in modo da adeguare l’intera struttura alle vigenti normative. I vetri dell’epoca sono stati sostituiti con vetri con caratteristiche atte a garantire il comfort dello spazio-contenitore. Questa nuova “stanza di vetro” è stata sospesa sulla sommità della corte centrale con una struttura a maglia di travi in acciaio dell’altezza di 60cm (HSA 538/168). L’accesso in questo spazio ai visitatori è garantito attraverso una scala mobile e degli ascensori che approdano ad una galleria coperta da un nuovo tetto piano esteso tra la linea di colmo del tetto originario ed il padiglione centrale, ricavata a seguito della demolizione della controfalda.

La fabbrica è stata “difesa” dall’azione delle maree eccezionali fino ad una quota di +2,00 slm riferita allo 0 mareografico di Punta della Dogana. Per ottenere la protezione si è realizzata una vasca con fondo e, dove previsto, pareti in conglomerato cementizio speciale la cui ricetta è stata studiata ad hoc. Questo conglomerato possiede un’alta resistenza meccanica e ritiro controllato, è stato inoltre additivato con fumi di silice, consentendogli così di ottenere una matrice più compatta rispetto ai calcestruzzi tradizionali.
Le colonne della corte sono state fisicamente sospese ed al di sotto dei basamenti si è data continuità impermeabile alla vasca.
Le nuove strutture in c.a., come i cunicoli impiantistici, fosse ascensori e scale mobili, sono state realizzate con la stessa tecnologia e gli stessi materiali, collegandoli strutturalmente alla vasca, impermeabilizzando i giunti con “cordoni” e resine idroespansive.
Per le strutture in cemento armato preesistenti, le murature di spina e portanti in genere si è invece intervenuto rivestendo le superfici con intonaco waterproof antiritiro fibrorinforzato.
L’insieme di questi interventi ha portato ad un doppio risultato: da una parte l’impermeabilità e dall’altra il consolidamento dell’intero sistema fondazionale. [testo E. Martino]

[di Marzio Mazzetto, Lucia Veronica Ciuffi – SACAIM]