Il complesso monumentale di San Michele

   

L’organismo edilizio è parte integrante del grande complesso monumentale dell’ex Istituto San Michele costruito a partire dal XVII secolo per volere del papa Innocenzo XII. Egli ambiva, attraverso questa istituzione, a contrastare i problemi sociali derivanti dalla vastità dei fenomeni della mendicità e del vagabondaggio a Roma, con la creazione di un piano organico incentrato sulla rieducazione dei giovani per mezzo di un avviamento di tipo professionale. Il complesso monumentale è importante non solo dal punto di vista della testimonianza architettonica (ingloba al suo interno la Chiesa Grande e l’antica Casa di Correzione di Carlo Fontana), ma anche per il suo valore di testimonianza sociale, in quanto anticipatore di una mentalità moderna che considera il detenuto come un individuo recuperabile. La storia costruttiva del complesso è lunga 150 anni e, essendo sede di attività artigianali oltre che luogo di ricovero, possiede un’estensione notevole e uno sviluppo in pianta molto frammentato, in contrasto con la facciata ritmata e unitaria sul Lungotevere. Negli anni ’80, quando a seguito dell’abbandono il suo stato strutturale era già oltre il limite del crollo, il complesso di San Michele è stato oggetto di un importante restauro per essere convertito nella sede del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Gli interventi radicali interessarono la sostituzione quasi integrale delle coperture e dei solai lignei, il consolidamento delle strutture verticali, il consolidamento delle volte e murature perimetrali con iniezioni di malta fluida di cemento e resine epossidiche, il consolidamento delle fondazioni, reso necessario da alcuni cedimenti dovuti alla vicinanza con il Tevere, il ripristino dell’intonaco e della pavimentazione dei porticati e dei loggiati, l’inserimento di scale di sicurezza e di vie di fuga in caso di incendi.
Il Carcere Femminile fu progettato dall’architetto Ferdinando Fuga nel 1734 in un area prospiciente Piazza di Porta Portese. La pianta ha uno sviluppo prevalentemente longitudinale mentre in alzato è articolato in tre nuclei principali: un volume basamentale costituito da piano seminterrato, piano terra e ammezzato; il volume del blocco delle celle e del salone principale a tutta altezza; gli ambienti del sottotetto.

Il recente progetto di restauro è stato essenzialmente un progetto di consolidamento, che agevola la nuova configurazione funzionale degli spazi interni, l’abbattimento delle barriere architettoniche e migliora il comportamento sismico dell’edificio. Si può dire che il progetto prevedeva un intervento conservativo sia dell'involucro che degli elementi strutturali nonostante ne modifica radicalmente la configurazione. Tutto questo è stato possibile grazie alla definizione di una serie di interventi di carattere locale tali da non modificare il comportamento di insieme e adeguati agli interventi pregressi eseguiti negli anni ’80.
A tal proposito un intervento strutturale importante è stato la modifica del comportamento delle aperture del corridoio che collega le due parti estreme del corpo di fabbrica a livello delle celle. La modifica rinuncia al comportamento ad arco dei muri trasversali e opta per un comportamento a trave. È stata quindi progettata una trave composta in grado di trasferire i carichi sulle murature di appoggio degli archi originari, le cui spinte non sarebbero più andate a sollecitarli. Questo intervento assieme con altri interventi di consolidamento della muratura, migliora inoltre il comportamento dell’intera struttura in caso di evento sismico. In relazione alle nuove esigenze dell'Istituto questo intervento è stato rivalutato, e senza più creare il corridoio di comunicazione, si è opato per una conservazione delle originarie celle eseguendo comunque la trave composta che assorbe le spinte dell'arco di scarico delle murature.
Per quanto riguarda gli ambienti che costituiscono il piano ammezzato, questi si trovavano a quote differenti, rendendone difficile la percorribilità. Si è proposto quindi di rendere fruibile quasi tutto il piano alzando i livelli mediante il sollevamento dei solai metallici recenti e la realizzazione di pavimenti flottanti. Il taglio dei solai esistenti e il loro riposizionamento ad una quota più alta ha permesso inoltre la preservazione degli stessi e il risparmio economico e ambientale di un’eventuale rimozione e smaltimento in discarica.
Per le volte di copertura del piano ammezzato il progetto ha previsto la rimozione dell’intervento di consolidamento del precedente restauro costituito da una cappa in calcestruzzo realizzata all’estradosso, ritenuta inadeguata per l’eccessivo peso che faceva gravare sulla struttura. Il consolidamento ha visto la posa in opera di una serie di frenelli armati di irrigidimento costituiti da un getto di malta fibro-rinforzata e delimitati dalla giustapposizione di casseri a perdere in calcestruzzo alveolare (gasbeton). Inoltre, per garantire un’efficace collaborazione tra i “frenelli” e la sezione muraria esistente si è previsto l’inserimento di barre in fibra aramidica sfioccate su entrambe le estremità. Anche in questo caso a seguito della rimozione del getto in calcestruzzo armato ed il rinvenimento di importanti incatenamenti spesso costituiti da funi si è optato per una integrazione di questi ultimi con l'intervneto progettato.
La fibra aramidica è stata pensata anche in qualità di nastro per il consolidamento degli architravi in legno delle finestrature del sottotetto e dei pilastri in muratura. Sull’intradosso delle travi lignee costituenti gli architravi, previa pulitura e trattamento con un protettivo, sono stati incollati dei nastri in fibra aramidica, poi solidarizzati all’elemento murario soprastante. L’intervento è servito per aumentare la rigidezza flessionale degli elementi. Nel caso dei pilastri in muratura i nastri sono stati incollati sulla faccia interna del pilastro verticalmente e ancorati alla muratura sottostante attraverso l’utilizzo di barre, sempre in fibra aramidica, sfioccate all’estremità e risvoltate sul nastro.
Infine, gli interventi di consolidamento della copertura hanno riguardato l’inserimento di ulteriori travi principali rompitratta e il rinforzo delle travi principali esistenti, eseguito saldando degli elementi in acciaio sull’ala inferiore in modo da incrementarne le caratteristiche meccaniche e saldando ulteriori piatti sull’anima della trave per migliorare la stabilità.

[di Alessandro Bozzetti, testo Alessandra Ledda]