IL CORTILE DELLA PIGNA

 

Storia del Laboratorio Scientifico dei Musei Vaticano
Tre anni dopo il Museo del Louvre, il 14 Dicembre del 1935, venne inaugurata in Italia la prima “Scuola Nazionale del Restauro” con annesso “Laboratorio di ricerche scientifiche” diretto dal Prof. Renato Mancia e nello stesso anno nasce il laboratorio scientifico dei Musei Vaticani denominato “Gabinetti di Applicazioni Scientifiche” diretto dal dott. Vittorio Federici. L’iniziale attività del laboratorio vaticano era focalizzata all’analisi composizionale delle leghe dei manufatti archeologici e storico artistici e dei pigmenti dei dipinti murali e mobili. Parallelamente alle analisi prettamente chimiche si esplorava anche il campo delle indagini non distruttive ad esempio con lo studio dei dipinti mediante ausilio della luce di Wood (fluorescenza ultravioletta indotta) e la sperimentazione dell’impiego di pellicole infrarosse eseguita all’interno delle grotte della Basilica di Santa Maria Maggiore (eseguita negli agli anni ’50).
Lo spirito di ricerca e di sperimentazione che alimenta le attuali scelte di ricerca e di studio era già presente nei primi anni fondativi della struttura come si evince nella “Relazione relativa all’impiego di alcune sostanze necessarie al restauro delle tempere murali” datata 4 Aprile 1935 nella quale Federici presenta il percorso sperimentale indirizzato all’uso di soluzioni di silicato sodico associato alla soluzione dell’albumina per ottenere una migliore adesione dello strato pittorico all’intonaco, contemplando l’aggiunta dell’aldeide formica, dell’acido salicilico e di fluoro di sodio per ovviare a vari inconvenienti presentatisi nel corso della sperimentazione.
Molto forte era il legame tra cantieri di restauro e ricerca scientifica. In pratica il Laboratorio cercava di dare risposte idonee alle problematiche che si venivano a creare nei singoli cantiere. Le singole ricerche erano più legate infatti alla ricerca di soluzioni per le singole problematiche. Ad esempio la formulazione di apposite soluzioni per “lo scoprimento e il ravvivamento delle pitture coperte di calce” del 1938.
Frutto delle particolari esigenze del momento fu anche l’elaborazione di un programma di protezione parziale delle pitture dagli effetti delle incursioni aeree, che teneva conto sia dell’azione di spostamento di grandi masse d’aria e di vibrazioni che dell’eventuale impiego di bombe incendiarie.
Gli anni 50 rappresentano per il Gabinetto di Ricerche Scientifiche un momento di sviluppo particolare. Si sperimentano nuovi materiali e nuovi protocolli di intervento conservativo e di restauro. In pratica si gettano le basi dello sviluppo scientifico del Laboratorio che avrà poi un altro momento importante a partire dagli anni ‘60 – 70. In questo decennio il laboratorio scientifico dei Musei Vaticani vive un momento di profonda ristrutturazione con l’acquisizione di nuovi strumenti e con le prime sperimentazioni delle gomme siliconiche che troveranno impiego nel restauro della Pietà di Michelangelo.
Attualmente il Laboratorio Scientifico, pur non dimenticando la sua vocazione di supporto alle operazioni di restauro, svolge ricerche scientifiche di più ampio respiro. Ricerca sui nuovi materiali high tech (nanoparticelle, materiali compositi, sistemi di analisi strutturale e stampe 3D, sviluppo di sistemi elettronici open source per il monitoraggio di parametri fisici utili alla conservazione delle opere) sono i filoni che attualmente impegnano la struttura scientifica. Parallelamente lo studio di nuove tecniche di analisi non distruttive ha consentito di raggiungere livelli di estremo interesse ad esempio nel campo delle analisi per immagini. Nell’ambito della ricerca di nuovi sistemi e tecniche di restauro l’uso dei laser ha visto il laboratorio vaticano sempre molto attivo ed attento e probabilmente è uno dei Laboratorio con il parco macchine più completo.

[di Fabio Morresi, Laboratorio di Diagnostica per la Conservazione ed il Restauro, Musei Vaticani]