La pulitura delle superfici dell’architettura

  

Pulire è un’azione che interessa una sottrazione generalmente di sporco. Nel campo del restauro, la pulitura di una superficie monumentale riguarda l’utilizzo di tutta una serie metodi e strumenti che hanno come finalità l’asportazione di materia estranea che risulti dannosa per la conservazione della materia originale del Bene Culturale oppure che comprometta la sua corretta leggibilità estetica.
È importante individuare in maniera obiettiva le cause che spingono l’intervento di pulitura per meglio raggiungere gli obiettivi. Può succedere che nella definizione del fine dell’intervento, la ricerca estetica si sovrapponga alle ragioni scientifiche, in questo modo si privilegia la ricerca soggettiva di aspetti originari della superficie architettonica mentre si coglie solo come giustificativo l’eventuale, o meno, dannosità o estraneità della materia che la offusca1. Si può riscontrare sulle superfici la presenza di svariate situazioni tra cui depositi superficiali non coerenti, croste nere e persino pellicole e patine di varia natura che potrebbero non essere necessariamente dannose ai fini della conservazione.
Le difficoltà più grandi della pulitura sono dovute al fatto che questa operazione è sottrattiva e quindi costituisce un intervento irreversibile e definitivo che richiede un’interpretazione critica, ma pur sempre soggettiva, poiché strettamente vincolata alla sensibilità del restauratore e dal giudizio di ogni momento storico2. Superata la fase di definizione dei confini della pulitura, ossia sul che cosa si vuole pulire, si prosegue con la definizione dei criteri per l’intervento. La controllabilità, la graduabilità e la selettività della pulitura nonché la compatibilità chimica, fisica e meccanica dei processi dovrebbero guidare verso la scelta più adatta nei confronti della superficie oggetto di intervento. Tra le varie tecniche per eseguire una pulitura vi si trova la pulitura per aero-abrasione e quella mediante l’impiego di laser, metodi che sono diventati largamente adoperati per la loro particolare versatilità ed efficacia.
La tecnica di pulitura per micro aero-abrasione o micro-sabbiatura, è una tecnica di tipo meccanico impiegata soprattutto per puliture su superfici lapidee e metalliche. La micro-sabbiatura è un metodo accurato che viene effettuato con uno strumento di precisione in forma di matita munita di ugello regolabile collegato a un impianto ad aria o ad azoto compresso. Il principio è semplice: dallo strumento emana un getto abrasivo contro le croste nere. La forma e la granulometria degli abrasivi che si impiegano devono essere scelti in funzione del caso specifico, inoltre devono avere durezza inferiore nella scala di Mohs3 rispetto a quella della superficie da trattare. Il getto è finemente regolabile, si può escludere e dosare la quantità di abrasivo, per questo si può definire una tecnica ad alta controllabilità. La micro-sabbiatura provoca grandi quantità di polveri per cui in alcuni casi è preferibile accoppiare a questo strumento un efficace aspiratore in prossimità dell’ugello, soprattutto per interventi in ambienti molto frequentati4.
La pulitura con tecnologia laser è invece una tecnica di natura fisica che conobbe le sue prime applicazioni negli anni settanta. Il suo impiego divenne sempre più diffuso nell’ambito del Patrimonio Architettonico in particolare per le superfici pittoriche, lapidee, metalliche e lignee. Il diametro della radiazione può variare da 4 a 10 mm mentre la durata e gli intervalli si aggirano attorno i 1/4000s ogni 6s ma dipendono dall’importanza della crosta e dal tipo di superficie a trattare. Il laser detto YAG (Neodimio e granato di Alluminio e Ittrio)5, viene assorbito dalla crosta nera, raggiungendo temperature tra 4000 e 7000°K, si vaporizza così velocemente da non fare diffondere il calore verso il substrato. Su questo punto troviamo il principale vantaggio di questa tecnica: l’altissima selettività. Il substrato lapideo per esempio, avendo un colore più chiaro rispetto alla crosta nera, fa riflettere il raggio laser incidente facendo così interrompere l’emissione ed evitando di essere intaccata.

Nei due articoli che seguono si illustreranno brevemente due casi applicativi delle tecniche di pulitura sopra descritte eseguite all’interno del complesso dei Musei Vaticani: la pulitura con apparecchi aero-abrasivi adoperata nel Cortile della Pigna e la pulitura mediante l’impiego del laser nell’ambito dei restauri del Laboratorio di Diagnostica per la Conservazione e il Restauro dei Musei Vaticani.

[di Raúl Musiate Arellano]

  
NOTE
1. Torsello, Paolo B. La pulitura delle superfici: alcune domane e una riflessione. In La pulitura delle superfici dell’architettura: atti del Convegno di studi: Bressanone, 3-6 luglio 1995, by Guido Driussi and Guido Biscontin, 636. Padova: Libreria Progetto, 1995, p. 15.
2. Botticelli, Guido, Sandra Botticelli, and Silvia Botticelli. Metodologia di restauro delle pitture murali. Firenze: Centro Di, 2010, p. 97.
3. A scale of hardness for minerals that ranges from a value of 1 for talc to 10 for diamond used in classifying minerals. The position on the scale depends on the ability to scratch minerals rated lower.
4. Amoroso, Giovanni G. Il restauro della pietra nell’architettura monumentale: posa in opera, degrado, pulitura. Palermo: D. Flaccovio, 1995, p. 190-192.
5. Lazzarini, Lorenzo, and Marisa Tabasso Laurenzi. Il restauro della pietra. Torino: UTET libreria, 2010, p. 144.