Teatro Sociale di Bergamo

Intervento di restauro e adattamento tecnologico
The main hall of the theater and the wooden parapet of the boxes before the beginning of the restoration. The advanced state of degradation can easily be noticed.The entrance foyer of the theater before the restoration.The entrance foyer of the theater after the restoration.The ground floor of the theater. From the left to the right: the stage, the main hall and the entrance area.The corridor of the boxes used as an air duct (plenum)A schematic drawing of the air-flows in the main hall and on the stage.The new stage and the area of the new dressing rooms.The new wooden fly system and the steel trusses that supports it.The layers of decorations discovered under the superficial layer of paint.The layers of decorations discovered under the superficial layer of paint.Different types of lighting devices installed in accordance with the materials, with the colors and  the function of the areas.

 

Il teatro sociale di Bergamo venne costruito nei primi anni dell’800 su disegno di L. Pollack grande architetto progettista del Teatro La Scala di Milano. Dopo l’inaugurazione avvenuta nel 1808, il nobile teatro della Città Alta visse alterne vicende, fino a quando cessò ogni attività nel 1929. Da quel momento si avvicendarono svariati utilizzi dell’edificio quali sala cinematografica o spazio per mostre e furono redatti numerosi progetti di rifunzionalizzazione (aule universitarie, centro commerciale etc.) che ne prevedevano la distruzione completa; lo stato di abbandono fu anche la sua fortuna perché non furono eseguiti i tipici interventi distruttivi degli anni del 1960.

Prima dell’inizio dei lavori, il complesso architettonico del Teatro versava in una condizione di degrado molto avanzato: le file dei palchi, ormai pericolanti per l’incuria del tempo, erano inagibili; la zona della platea ed i locali del teatro avevano subito rimaneggiamenti e non rispondevano alle normative attuali.
I lavori di restauro partono da un pre-progetto del 2002 e da seguenti progetti di dettaglio che tra il 2002 ed il 2008 hanno valutato la possibilità di restituire alla città l’intera struttura nella sua originaria funzione di teatro. Tali valutazioni sono state condotte utilizzando un approccio multidisciplinare che ha consentito di affrontare a tutto campo ogni aspetto legato alla conservazione dell’edificio ed alle nuove necessità funzionali e normative.
La filosofia di restauro adottata non si è rifatta alla scuola della pura conservazione e nemmeno a quella del ripristino stilistico, pur se filologico; ci si è ricondotti ad una sorta di “Restauro Conservativo Critico”, un modo di procedere che prevede interventi non prevaricanti né volutamente di rottura rispetto ai materiali tradizionali presenti nell’edificio, con un approccio che non vuole apparire ed emergere sull’esistente ma soltanto ridare decoro ed unitarietà ove possibile senza la necessità di conservare tout court né di agire con integrazioni e aggiunte imitative.
L’adeguamento impiantistico e strutturale di un antico teatro ottocentesco in legno comporta lo studio di nuovi percorsi e spazi per contenere le macchine degli impianti ed al contempo mantenerli nascosti per non alterare l’aspetto originario; Allo stesso modo, tutti gli interventi di rinforzo statico devono assicurare il rispetto delle nuove esigenti normative senza diventare preponderanti sulle antiche strutture in legno.
Il gruppo di progettazione ha dovuto fronteggiare e coniugare esigenze complesse e contrastanti come la conservazione dell’aspetto storico dell’edificio e delle sue decorazioni rispetto alle istanze attuali di accessibilità, di comfort e di sicurezza. Infatti, le discipline interessate nel restauro di un teatro sono molteplici: per citare le principali, basti pensare agli aspetti architettonici, impiantistici, strutturali, conservativi, scenografici, di restauro artistico, acustici, di comfort del pubblico, della sicurezza, di gestione del cantiere in centro storico, di appalto pubblico, di coordinamento con gli enti fornitori di energia e quelli utilizzatori. Ciascuna di queste discipline si è confrontata durante la fase di progettazione e di esecuzione dei lavori per raggiungere nel modo più efficiente l’adattamento alle richieste normative (prevenzione incendi, abbattimento barriere architettoniche etc), la progettazione della nuova macchina scenica e degli spazi tecnici, l’ideazione di un nuovo sistema di illuminazione, la definizione delle finiture dei pavimenti e delle pareti, il restauro ed il recupero delle decorazioni ed infine l’integrazione di tutte queste decisioni con le necessità di consolidamento strutturale ed impiantistiche.

Per spiegare meglio la complessità degli interventi realizzati sulla “macchina” del Teatro Sociale, si possono individuare schematicamente tre grandi aree di intervento: la zona di ingresso affacciata sulla via principale, la platea e gli ordini di palchi, il palcoscenico e la macchina scenica.

La zona d’ingresso sulla via principale La riorganizzazione della zona d’ingresso è stata possibile grazie alla riappropriazione dei locali del piano terra affacciati sulla via principale, che non erano più di proprietà del teatro. In questi locali trovano ora posto la biglietteria, un foyer che dà accesso alla platea e agli ordini di palchi, una stanza vestibolo collegata con il guardaroba e un servizio igienico per l’utenza disabile. Tutti questi spazi, e di conseguenza anche la platea, sono stati resi accessibili in maniera autonoma anche ai portatori di handicap con sedia a rotelle grazie alla creazione di un corridoio-rampa inclinata che si inserisce nel percorso originario un tempo utilizzato per le carrozze.

La platea e gli ordini dei palchi La riorganizzazione della platea è stata un momento fondamentale del progetto, poiché rappresenta il fulcro di funzionamento dell’intero teatro. La zona della platea è stata progettata come uno spazio versatile in grado di accogliere il pubblico in occasione degli spettacoli teatrali, ed eventualmente di liberarsi completamente delle poltrone per ospitare allestimenti espositivi temporanei. Le poltrone che sono state posizionate in platea hanno delle caratteristiche uniche, infatti provengono dall’antico teatro ottocentesco del Carignano di Torino. Prima del montaggio hanno subito un radicale intervento di pulitura, ripristino e rifoderatura che ha garantito la rispondenza alle attuali normative di prevenzione incendi. Inoltre il sistema di aggancio a pavimento consente facilmente lo smontaggio e la rimozione delle sedute a blocchi da cinque. In corrispondenza delle poltrone è stato realizzato un sistema capillare di climatizzazione inserito sotto il piano di calpestio.
La struttura lignea dei palchi, ammalorata dal prolungato dissesto della copertura nella seconda metà del ventesimo secolo, è stata completamente conservata e consolidata con una contro-struttura in acciaio perfettamente invisibile ma in grado di garantire resistenza dei palchi anche in caso di incendio per oltre 90 minuti. In questo modo è stato possibile coniugare la conservazione della struttura con il recupero dell’agibilità. Dopo una lunga ricerca ed un altrettanto lungo dibattito, la suddivisione dei palchi è stata riportata nella condizione originaria: sono state inserite al primo, secondo e terzo ordine delle nuove pareti divisorie in legno, in modo da configurare una successione di singoli palchetti da quattro spettatori ciascuno invece di uno spazio unico a balconata (come prima dell’inizio dei lavori). Le nuove pareti sono state realizzate con pannelli in legno con un colore neutro in accordo con la colorazione del palco.
La riapertura al pubblico degli ordini di palchi ha significato la necessità di prevedere ad ogni piano nuovi servizi igienici per il pubblico e per gli artisti, oltre a due scale di sicurezza fondamentali per assicurare l’esodo del pubblico in sicurezza in caso di incendio.
L’idea forte progettuale che ha consentito di riutilizzare l’antico teatro è stata quella di utilizzare i corridoi perimetrali che collegano i palchi come dei veri e propri canali di ripresa dell’aria per l’impianto di condizionamento (plenum). In questo modo si garantisce la corretta climatizzazione della platea e dei diversi ordini di palchi, senza la necessità di canalizzazioni invasive ed ingombranti che avrebbero snaturato le murature storiche dell’edificio.
Il consolidamento strutturale ed un nuovo impianto di climatizzazione non erano gli unici requisiti per la riapertura gli ordini al pubblico; è stato necessario realizzare anche un impianto di rilevamento fumi e di spegnimento automatico degli incendi con sprinkler in ciascun palchetto per adeguarsi alla normativa antincendio.
Grazie a questi interventi, la capienza complessiva del teatro supera ora i seicentocinquanta posti, nel perfetto rispetto delle normative per nuovi edifici teatrali.

La macchina scenica Oltre ai locali che ospitano il pubblico, anche la zona tecnica del palcoscenico è stata oggetto di importanti interventi funzionali e strutturali. E’ in questa parte dove si fa più evidente la complessità dell’inserimento di impianti moderni e funzionali all’interno di un edificio che non era stato progettato per avere spazi a disposizione per Unità di Trattamento aria, canalizzazioni, centrale termica, motorizzazioni sceniche etc.
E’ stato realizzato un nuovo palcoscenico completamente apribile con piano in tavole di legno massiccio per assicurare al contempo ottima resa acustica e grande versatilità.
Per garantire nuovamente il funzionamento della “macchina teatrale” è stata realizzata una nuova “graticcia” sopra al palcoscenico e nuovi locali per camerini, sfruttando gli spazi laterali del palcoscenico. Tale necessità ha richiesto un imponente intervento di consolidamento strutturale delle capriate di copertura, che sono state affiancate da nuove travi metalliche reticolari composite, in modo da sostenere i grandi carichi della graticcia e delle scene (oltre 130.000 kg di acciaio inserito). Questi interventi di consolidamento sono stati integrati con la realizzazione di tre nuovi livelli di camerini, collocati alla quota del secondo, terzo e quarto ordine di palchi, nella zona laterale destra; il tutto è stato sostenuto mediante un “chirurgico” intervento di protesi affiancate ai vecchi pilastri in muratura le quali scaricano il peso su nuove fondazioni in micro pali in cemento armato.
Anche la zona della fossa orchestrale è stata ammodernata grazie alla dotazione di una nuova piattaforma elevatrice elettromeccanica a tre livelli, per garantire la massima versatilità della scena per le diverse tipologie di spettacoli e capienza di 75 musicisti.
L’introduzione sintetica delle zone di intervento che compongono la “macchina” del teatro consente di comprendere la molteplicità delle funzioni che ciascuna area dell’edificio deve ospitare e delle caratteristiche specifiche che si sono dovute progettare. Per comprendere il grado di tale complessità affrontiamo i diversi temi che hanno interessato globalmente l’intero edificio, e sui quali si è dovuto mediare per rispondere alle esigenze di ciascun caso specifico:

La nuova climatizzazione degli ambienti Il teatro giunto alla nostra epoca era privo di qualsiasi impianto che potesse garantire degli standard di comfort e sicurezza al pari di una moderna struttura teatrale. Si è presentata così un’affascinante sfida: «unire l’arte dell’Ottocento con la climatizzazione del Duemila», modernizzare cioè l’edificio per assicurare elevati livelli di confort nel rispetto dei vincoli di sicurezza ma anche, e soprattutto, di tutela architettonica e storica.
I teatri storici come il Sociale di Bergamo, inaugurato nel 1808, nascono in un’epoca dove la componente impiantistica e tecnologia per gli edifici non esisteva, ma vi erano alcune soluzioni proto-impiantistiche per fornire energia termica nel periodo invernale quali camini, stufe, e lo smaltimento dell’acqua per usi sanitari, canalizzazioni doccioni, grondaie, ecc.
Nel caso specifico è stato rinvenuto un camino, installato nella parte alta della parete di fondo della sala, che presumibilmente ottemperava a diverse esigenze di confort climatico.
Una era sicuramente l’attivazione della ventilazione naturale, per il rinnovo dell’aria ambiente; Infatti, in molti teatri dell’epoca si riscontra la presenza di un “occhio” centrale nel soffitto, che mette in comunicazione la sala con il sottotetto, dove il camino garantisce una minima ventilazione con conseguente richiamo di aria esterna dalle aperture della platea e dei palchi.
Nel caso del teatro Sociale di Bergamo è nota poi l’esistenza di una sala di preparazione delle scenografie, che era ubicata nel sottotetto, al di sopra del soffittone decorato, ed il camino presente era probabilmente utilizzato anche per l’asciugatura delle pitture delle scene. Tuttavia, tali considerazioni possono rimanere solamente delle ipotesi poiché non esiste una consolidata letteratura sull’argomento.
Lo studio del nuovo sistema di climatizzazione del teatro si basa proprio sulle teorie sviluppate dal professore Ole Franger negli anni ’70, che correlano la temperatura, l’umidità e la velocità dell’aria ambiente in funzione delle attività e del vestiario delle persone presenti nell’edificio.
Sulla base di queste considerazioni, sono stati distinti i sistemi di climatizzazione degli spazi destinati al pubblico (palchi e platea) da quelli tecnici del palcoscenico, dove le attività svolte sono differenti:
_la distribuzione dell’aria nel volume del palco e della torre scenica è realizzata per contrastare le tipiche correnti calde ascensionali ed evitare le interferenze con le scene, che potrebbero generare oscillazioni di quest’ultime: infatti, l’aria viene immessa dall’alto e ripresa dal pavimento.
_anche i palchi e la platea costituiscono, come il palcoscenico, un volume complesso da climatizzare: l’elevata altezza della sala provoca infatti fenomeni di stratificazione della temperatura e le limitate altezze di interpiano tra i palchi rendono difficile l’inserimento di sistemi ramificati di distribuzione dei fluidi. Si è così suddiviso il volume in due macro zone: la platea e i palchi. Quest’ultimi sono climatizzati mediante l’aria che viene immessa sopra il loggione, e che viene ripresa all’interno dei palchi in modo differenziato per ciascun ordine di palchi. In sostituzione delle canalizzazioni metalliche, sono stati sfruttati i corridoi perimetrali che collegano i palchi come dei veri e propri canali di ripresa dell’aria per l’impianto di condizionamento (plenum).  La temperatura del primo livello è controllata in maniera indipendente da quella del secondo e del terzo, che sono più in alto e quindi soggetti all’effetto di salita dell’aria calda, per evitare il loro sovra riscaldamento.
_la platea, che si trova a quota inferiore, è servita da un sistema di diffusione dell’aria a dislocamento installato a pavimento, garantendo così basse velocità di immissione ed una capillare distribuzione.
_la separazione della climatizzazione del palco dalla sala consente inoltre di rendere “neutra” la fossa dell’orchestra, evitando così eventuali correnti d’aria particolarmente fastidiose per i musicisti.

Tutto ciò ha richiesto uno sforzo progettuale, integrato fra tutte le discipline tecniche, al fine di individuare gli adeguati spazi dove installare le macchine ed i condotti del sistema di climatizzazione; le prime hanno trovato posto principalmente nei locali perimetrali ubicati all’ultimo livello, mentre la distribuzione principale transita ora in canali verticali ricavati in adiacenza ai corpi scala esistenti. Tale collocazione ha consentito di garantire anche un limitato impatto acustico verso la sala. Infatti, il rumore introdotto dai moderni impianti può generare situazioni di impraticabilità dei teatri e per questo oltre alla particolare attenzione posta nel posizionamento delle principali macchine, l’impianto è stato studiato per funzionare a regimi diversi in funzione della fase di utilizzo: al 100% della potenza nei periodi precedenti allo spettacolo, per portare a regime l’edifico, al 20% della potenza nel corso delle rappresentazioni ed al 50% nei momenti di intervallo.
La potenza termica e la potenza frigorifera sono generate da un gruppo termico a gas metano e da un gruppo frigorifero posti in una terrazza realizzata appositamente nel tetto in una posizione in cui è garantita la sicurezza antincendio ed da cui il rumore può sfogare verso l’alto senza ripercuotersi sulle abitazioni vicine o verso gli ambienti interni del teatro. Tali componenti dai pesi notevoli (2500 kg) sono stati portati in quota mediante una grande autogru dalla piazza principale.

L'illuminazione del teatro e l'impianto elertrico Nei tempi passati gli spettacoli venivano completamente illuminati da centinaia di candele di cera che, col passare del tempo, cederanno poi il posto alle lampade ad olio, usate con forme unite a lampadari e a gruppi autonomi, poste in recipienti di vetro.
Nel diciannovesimo secolo, all’inizio del quale viene inaugurato il teatro Sociale di Bergamo,  appare infatti la lampada a gas, che diventerà di uso comune nella seconda metà del secolo. Con questa nuova invenzione era possibile regolare l'intensità della luce (abbassamento della fiammella), fino ad ottenere una semi-oscurità, con la sala in penombra durante lo spettacolo.
Nel 1890 in Germania fu poi inventata la retina incandescente protetta da un vetro, ma la rivoluzione in campo teatrale fu l'applicazione delle scoperte sull'energia elettrica e conseguentemente sull'illuminazione, che rivoluzionerà anche la tecnica teatrale ottenendo effetti meravigliosi di illuminazione.
La ricerca di un comfort ambientale totale ha quindi guidato le scelte progettuali illuminotecniche. Innanzitutto la ricerca progettuale si è concentrata nella scelta di corpi illuminanti che, nella loro evidente semplicità moderna, si propongono di ricreare un’atmosfera ed un’architettura della luce dell’epoca. Il sistema di controllo dell’illuminazione artificiale progettato consente poi di creare specifici scenari in funzione del momento e del tipo di utilizzo della sala (intervallo, spettacolo di prosa, opera lirica, concerto, etc.) agendo, manualmente o automaticamente, da una postazione di controllo centralizzata (dimmer).
Oltre all’illuminazione della sala e dei palchi è stata realizzata la predisposizione per il moderno sistema di illuminazione scenica che sfrutterà sia gli spazi della torre scenica, sia alcune porzioni del quarto ordine.
Alla moderna illuminazione artificiale, di sala e soprattutto di scena, sono associate un’elevata potenza elettrica necessaria al suo funzionamento. L’intero impianto elettrico del teatro assorbe una potenza pari a 400 kW, più o meno l’equivalente di cento unità abitative, necessaria per poter allestire, nel pieno comfort per gli spettatori, spettacoli anche di elevato impatto visivo in qualunque stagione dell’anno. L’unica possibilità per approvvigionare tale questa grande potenza elettrica è rappresentata da un allacciamento alla rete  elettrica di media tensione (15.000 V). Gli apparati necessari allo sfruttamento dell’energia in media tensione, particolarmente ingombranti e pesanti, sono stati posizionati al piano interrato del teatro. A valle del trasformatore media/bassa tensione (da 15.000 a 400 V)  la linea termina nel quadro elettrico generale (Power Center) dal quale partono, protette da appositi interruttori di sicurezza, tutte le linee elettriche principali a servizio dell’edificio. Una rete di quadri di zona, da cui si deriva una complessa ed efficiente distribuzione dei circuiti di alimentazione e di comando, garantisce la suddivisione fisica e logica dei servizi, condizione necessaria per un’efficace messa in sicurezza dell’impianto. Anche per l’infrastruttura elettrica, come per la climatizzazione, la fase progettuale ha necessitato di un importante impegno per l’individuazione dei locali tecnici, che in questo caso occupano prevalentemente alcuni locali perimetrali seminterrati, rispettando così l’obiettivo di minima incidenza degli impianti sull’architettura originale del teatro.

La sicurezza antincendio Già citata come uno dei vincoli principali del progetto, anche la sicurezza merita un accenno fra i temi principali che sono stati oggetto di studio per la ristrutturazione del teatro. In particolare la protezione dagli incendi riveste particolare importanza, sia per la presenza di elevate quantità di legno utilizzato come materiale da costruzione, sia per l’elevata densità di persone presenti nel corso degli spettacoli. In passato le cause principali di incendio erano da attribuirsi ai sistemi di illuminazione a fiamma (candele, lampade ad olio o a gas) e talvolta ai rudimentali sistemi di riscaldamento a legna. Oggi la principale causa di incendio nei teatri è costituita dal corto circuito elettrico. Il verificarsi di un violento fenomeno qual è l’incendio rende necessaria anche la presenza di sistemi per il suo spegnimento.
Le zone con strutture in legno (palchi e copertura) sono così protetti da un sistema di spegnimento automatico (sprinkler) e in tutto il teatro sono installati degli adeguati idranti per l’estinzione delle fiamme, alimentati con l’acqua accumulata in un’apposita vasca di grandi dimensioni ricavata sotto la platea (100.000 lt), anche in questo caso evitando così di sottrarre spazi pregiati al teatro.
Il progetto di ristrutturazione del teatro ha quindi previsto sia la riduzione delle possibili cause sia sistemi di contenimento dei danni di un possibile incendio. Gli impianti elettrici sono realizzati con componenti certificati secondo gli ultimi standard di sicurezza antincendio. Un sistema automatico centralizzato di rilevazione fumi ne permette un’immediata segnalazione, per consentire una tempestiva evacuazione dell’edificio, garantita anche da un sistema di illuminazione di sicurezza funzionante anche in caso di black-out.

Le finiture del teatro La scelta del tipo di finitura delle zone di ingresso, della platea e degli ordini di palchi hanno rappresentato un’altra tappa fondamentale nello sviluppo dei lavori. Tutti gli infissi del teatro, sono stati disegnati e realizzati in continuità con lo stile delle porte e delle finestre originali trovate in cantiere ed al contempo in accordo con le richieste delle recenti normative sul risparmio energetico. Gli interventi sulle pavimentazioni delle varie zone del teatro hanno seguito il medesimo principio di continuità stilistica per non prevaricare l’originale con i nuovi inserimenti: al piano terra sono stati realizzati pavimenti con la tecnica del seminato (marmi colorati inglobati in resina e levigati), mentre a livello dei palchi è stata ripristinata ed integrata la pavimentazione in mattonelle in cotto come quelli esistenti. Le pavimentazioni ed i rivestimenti delle pareti dei nuovi servizi igienici sono stati realizzati con un rivestimento in resina che si ispira alle tonalità grigie della pietra locale.
Il progetto illuminotecnico alla base del nuovo impianto di illuminazione del teatro si è ispirato a linee contemporanee e sobrie per esaltare il complesso architettonico e decorativo: nella zona di ingresso sono stati disposti apparecchi a sospensione dal disegno essenziale per caratterizzare gli spazi di passaggio quasi completamente sgombri; per valorizzare le decorazioni dei soffitti dei palchi sono state realizzate delle lampade appositamente progettate, con luce rivolta verso l’interno dei palchi, mentre sul parapetti dei palchi ad illuminare la sala sono state posizionate delle applique di design anni ‘50 per esaltare le raffigurazioni superstiti sui parapetti.

Restauro artistico Affrontiamo infine gli interventi di restauro delle superfici decorate che meritano un’attenzione particolare, poiché hanno rappresentato un aspetto particolarmente complesso e delicato dei lavori di recupero oltre che essere ciò che i visitatori vedono e giudicano, dando per scontati tutti gli aspetti visti in precedenza.
Il primo passo per affrontare i lavori è stato compiuto realizzando un approfondita ricerca storica,  rilievi specifici e analisi diagnostiche sull’edificio:
_rilievo mediante laser scanner _rilievo del degrado e dei materiali costruttivi _indagini endoscopiche nelle murature _indagini specialistiche sulle strutture in legno _indagini sulle strutture in cemento armato _tasselli e prove sulle decorazioni da parte di restauratori _indagini di laboratorio sulle superfici decorate _analisi strutturali mediante modellazione ad elementi finiti.
Grazie a questi studi è stato possibile ricostruire le stratificazioni pittoriche che si sono sovrapposte durante le diverse epoche di vita del teatro e creare un quadro attendibile delle fasi storiche di intervento sulle decorazioni. Questa conoscenza è servita da riferimento per la definizione generale dell’approccio al restauro, che ha cercato di compendiare varie istanze ed esigenze, non sempre compatibili tra loro: conservare e restaurare tutto l’apparato decorativo originario, completare le lacune, le parti mancanti e quelle di nuova realizzazione in maniera da non contrastare con le porzioni originarie, arrestare il degrado ma non cancellarlo per non alterare l’affascinante immagine delabrée a cui la città di Bergamo era abituata, evitare di riproporre un teatro con aspetto nuovo e “finto” e non cancellare 200 anni di storia fatta anche di abbandono e degrado: il risultato finale doveva consegnare un teatro in ordine e decoroso, come se si fosse ben mantenuto nel tempo, attutendo gli effetti del degrado e dell’abbandono: “Il miglior restauro è quello che non si vede”.
All’interno del foyer si è scelto di eseguire integrazioni imitative delle superfici originali per dare omogeneità all’ambiente d’ingresso al teatro. Nel contempo, si è cercato di mantenere una leggera riconoscibilità delle parti integrate, per rispettare il valore storico dell’originale e non “ingannare” il visitatore.
Nei corridoi e nelle scale di distribuzione ai palchi è stata conservata la finitura delle pareti a finto marmo giallo con fascia basamentale grigia e la tinteggiatura bianco avorio delle volte, in accordo con la fase ottocentesca.
La descialbatura delle pareti di fondo dei palchi, ovvero quelle rivolte verso la sala, ha condotto ad una importante scoperta: al di sotto di una tinteggiatura uniforme marrone sono emerse piacevoli decorazioni caratterizzate da cornici, bordature e da vari colori pastello distinti per ciascun ordine. Si è scelto di completare il fondo con coloritura omogenea in accordo con il colore pastello rinvenuto e con la semplificazione delle decorazioni non conservate con semplici linee geometriche, a garanzia della leggibilità delle integrazioni.
Le decorazioni dei parapetti lignei erano realizzate dal famoso pittore Sanquirico con tecnica monocroma a chiaroscuro su fondo rasato con imprimitura a gesso e colla, ma erano solo parzialmente conservate. Per queste superfici si è scelto di mantenere un aspetto di finitura “ruderizzata”, con un abbassamento di tono delle macrolacune e delle porzioni di legno di nuova integrazione, anche in considerazione dell’assenza del soffittone e della copertura lignea in vista. Quindi, si è volutamente scelto di non applicare l’imprimitura ed una nuova tinta coprente per non cancellare l’impressione che ha caratterizzato il teatro negli ultimi 50 anni, ben consci comunque che l’aspetto ottocentesco originario, ormai irrimediabilmente perduto, doveva essere quello di un teatro “senza legno a vista” ma che doveva sembrare costruito in marmi preziosi e colorati.
Anche i controsoffitti lignei originali dei palchetti sono stati restaurati dopo lo smontaggio e l’accurato consolidamento di ciascun pannello. In accordo con l’atteggiamento generale degli interventi di restauro, si è deciso di velare le lacune e di non ricostruire i singoli decori, se non per piccole mancanze.
Lo spettatore potrà forse valutare alcuni abbinamenti cromatici poco coerenti e magari contrastanti tra loro, ma questo era il teatro nel suo momento di massimo splendore e questo è quello che ci è stato tramandato: un teatro costruito da soci privati, che amavano abbellire il proprio palco anche in maniera differente l’uno dagli altri, che avevano voluto materiali poveri nella pavimentazioni e nelle volte ed invece  finti marmi a colori allegri e sgargianti nelle pareti e nell’aspetto della sala.
E così ora vi è un teatro con decorazioni presenti in maniera fortemente asimmetrica, a seconda del grado di esposizione agli agenti atmosferici ed al degrado antropico durante gli anni dell’abbandono, ma comunque con un apparato decorativo molto più leggibile ed evidente di quello a cui i Bergamaschi erano abituati nell’ultimo secolo; manca il soffitto, che era totalmente perduto e avrebbe dovuto essere realizzato ex-novo e forse in un futuro ciò potrà avvenire.

L’acustica è comunque una delle migliori tra i teatri italiani ed il risultato complessivo è stato molto apprezzato sia dal pubblico sia dagli esperti del restauro italiano, che hanno deciso di premiare il presente lavoro con la Medaglia d’Argento al primo concorso internazionale “Domus Restauro e Conservazione”2011 tra oltre 90 partecipanti europei con la motivazione: <<per la consapevole accettazione dell’irreversibilità dei processi di degrado e per il rigore del rispetto dei principi conservativi>>.
Il risultato è visibile ad occhio nudo, il teatro è oggi completamente climatizzato e illuminato, senza che i sistemi impiantistici abbiano invaso spazi vitali o sfregiato la preziosa architettura interna. Solo i sistemi di sicurezza risultano di maggiore impatto, ma la normativa specifica lascia pochi margini di correzione rispetto agli standard richiesti.
In conclusione: riteniamo che sia possibile adattare antichi monumenti alle esigenze moderne, ma con un attento studio che minimizzi l’impatto e con soluzioni che rispettino il manufatto e la sua storia: non cancelliamo secoli di tradizioni costruttive e decorative messe a punto dai nostri predecessori in nome di nuove tecnologie e materiali che spesso si rivelano obsoleti o dannosi dopo pochi anni dal loro utilizzo!

[di Nicola Berlucchi]

 

GRUPPO DI PROGETTO

Capogruppo _ Ing. Arch. Nicola Berlucchi
Architettura e restauro _ Berlucchi s.r.l. – Brescia
Strutture _ S.P.C. s.r.l. – Roma
Impiantistica _ Intertecnica Group s.r.l. – Brescia
Sicurezza _ Arch. Silvano Pezzetti – Bergamo