Firenze: la fragilità della bellezza

Articolo divulgativo
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Firenze: la fragilità della bellezza

Il turismo a Firenze necessita di qualità, non di quantità: occorre una migliore comunicazione e un cambio di prospettiva. A partire dai musei.

di Alessandro Zanini

Sarebbe molto interessante fare un sondaggio non solo tra i fiorentini, ma anche tra gran parte degli italiani, chiedendo loro di dare una definizione del termine museo”. Sicuramente le risposte sarebbero molto differenti da quelle che per esempio potrebbe dare un londinese o un americano. Per noi il termine ha un’accezione, se non negativa, ancora statica e passiva, per troppi anni immobile, e che solo adesso sta tentando di recuperare, con diverse velocità da caso a caso, la distanza dai corrispettivi musei europei.

Pensiamo al Centre Pompidou a Parigi, o alla Tate Gallery a Londra: posti da vivere, dove incontrarsi, leggere, bere e mangiare, prima che luoghi da visitare. Se da un lato abbiamo associazioni “amici del museo…”, dall’altro a volte storicizziamo persino gli allestimenti di un secolo fa. Ciò è corretto per gli addetti ai lavori, ma lo è molto meno per dare una reale offerta culturale qualificata e differenziata ai milioni di visitatori.

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