LA DOMUS TIBERIANA AL PALATINO

 
I problemi statici derivanti dai cedimenti riscontrati nella Domus Tiberiana sono molto complessi e la stratigrafia osservabile è di difficile interpretazione in quanto l’edificio ha una lunga storia costruttiva fatta di trasformazioni e accrescimenti, ha subito diversi eventi sismici, è stato scavata per motivi archeologici e ha già subito in passato interventi di rinforzo.
Le strutture in generale sono interessate da diffuse lesioni, distacchi, fuori piombo e dissesto del materiale. Sia le volte che le fondazioni presentano delle lesioni, quasi sempre passanti e parallele al clivo. I due fronti sono distaccati dai setti di spina che sono investiti da lesioni che corrono dalle fondazioni sino alla quota della terrazza degli Orti Farnesiani. Dall’analisi del quadro fessurativo sembrerebbe che il movimento prevalente sia riconducibile a uno scivolamento della parte bassa dell’edificio verso valle con una leggera rotazione verso monte. Il problema strutturale non nasce da sovraccarichi verticali in quanto questi sono modesti, ma probabilmente è da attribuire dalla concentrazione di sollecitazioni date dalla diversa risposta sismica dei diversi corpi di fabbrica. Infatti, buona parte della vulnerabilità dell’edificio, soprattutto nei confronti delle azioni orizzontali quali il sisma, è costituita dalla discontinuità strutturale del Clivo della Vittoria, dalle diverse quote di spiccato delle fondazioni e dalla disomogeneità dei terreni su cui poggiano le strutture.
Il miglioramento è stato ottenuto con la minima alterazione strutturale, sfruttando al meglio le resistenze delle strutture esistenti e ricreando, per quanto possibile, lo schema statico originario di “scatola muraria”, che mira ad un comportamento d’insieme della struttura e all’aumento del margine di sicurezza complessivo. Si è proceduto con un intervento diffuso, piuttosto che con operazioni puntuali in quanto questi ultimi avrebbero comportato maggiori concentrazioni di tensioni e quindi possibili danneggiamenti locali. Gli interventi hanno riguardato la risarcitura delle lesioni sulle murature di spina e sulle volte, attraverso l’utilizzo di materiali compatibili per composizione chimico-fisica con quelli già in opera, e il posizionamento di incatenamenti volti ad integrare la resistenza a trazione delle murature. Sono stati inoltre inseriti incatenamenti paralleli al fronte della via Nova per annullare fenomeni di ribaltamento del fronte di testata, non contrastato dalla volta che originariamente doveva coprire l’ambiente interessato dalla rampa. A completamento della riconfigurazione della “scatola” è stata prevista la ricostruzione delle volte e dell’orizzontamento delle terrazze che coprono il complesso della Domus. Le nuove strutture sono state pensate in pezzame di tufo allettato con malta a base di calce idraulica naturale. Al fine di ottemperare all’esigenza di portare il piano di calpestio delle terrazze alla quota degli Orti Farnesiani, è stato introdotto un solaio in acciaio e lamiera grecata in grado di compensare le differenze di quota fra l’estradosso delle volte e il piano di calpestio. In corrispondenza di quasi tutti i passaggi che collegano la Domus sono state poi restaurati tutte le piattabande e gli archi di scarico, con reintegri e ricostruzioni in opera laterizia con l’ausilio di centinature.

[di Alessandro Bozzetti, Studio Croci e Associati, e Maria Grazia Filetici, Soprintendenza per i Beni Archeologici, Roma - testo Alessandra Ledda]